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L’Ue completa il percorso di uscita dagli acquisti di fossili russi
L’UE ha ufficialmente dato il via al piano di uscita dagli acquisti di gas russo.
Anche se questi erano stati molto ridotti dal 2022 ad oggi, non erano mai stati interrotti del tutto, (anzi: in alcuni Paesi come l’Ungheria e per lungo tempo l’Austria sono continuati a ritmo sostenuto. Anche l’Italia ha proseguito, seppure in maniera contenuta, gli acquisti). Di recente, però, all’interno del piano RePower EU l'Unione Europea, è stato inserito un piano per l'indipendenza energetica totale dalla Russia. Il nuovo regolamento è stato pubblicato di recente in gazzetta ufficiale, diventando immediatamente operativo. Nel dettaglio, il divieto per tutti i Paesi UE di acquistare gas dalla Russia scatterà secondo le seguenti scadenze:
- 18 marzo 2026: Inizio ufficiale del percorso di uscita.
- 25 aprile 2026: Stop ai contratti a breve termine per il GNL.
- 17 giugno 2026: Stop ai contratti a breve termine per il gas via gasdotto.
- 1° gennaio 2027: Stop a tutti i contratti a lungo termine (GNL e gasdotto).
- Autunno 2027: Termine ultimo per la completa eliminazione delle importazioni (con proroghe eccezionali fino al 31 ottobre solo in caso di scorte critiche).
Per quel che riguarda il petrolio, invece, il cronoprogramma prevede
- Inizio 2026: Presentazione della proposta legislativa per il bando del greggio russo.
- Fine 2027: Scadenza fissata per la cessazione totale delle importazioni di petrolio. Attualmente, solo Ungheria e Slovacchia dipendono ancora dal greggio di Mosca (3% del totale UE).
In ogni caso, entro il 1° marzo 2026, i Paesi UE dovranno presentare a Bruxelles i propri piani nazionali di diversificazione per dimostrare come intendono sostituire le forniture russe.
La decisione di interrompere gli acquisti dalla Russia è importante per tre ragioni, una energetica, l’altra politica, l’altra in ottica di rapporto con gli USA
- energetica, con la presentazione del Green Deal nel 2019, l’UE si è posta come capofila mondiale dei programmi di transizione energetica. Programmi che, va detto, sino a qui hanno portato buoni risultati, anche se, ovviamente gli obiettivi di completa indipendenza energetica (cosa che l’UE al momento non ha e che la rende piuttosto fragile) e di emissioni zero restano piuttosto lontani. La fine degli acquisti consentiti di gas russo potrebbe dare un’ulteriore spinta agli sforzi per attuare la transizione.
- politica: l’intensificarsi e il complicarsi della guerra tra Russia e Ucraina ha portato l’UE allo scoperto e a decidersi (anche se con un ritardo di anni) a impedire del tutto le importazioni di gas russo, che per quanto residuali rispetto al passato, erano comunque presenti.
- rapporto con gli USA: l’accordo sui dazi stretto lo scorso luglio tra Ursula von der Leyen e Donald Trump prevede, tra le altre cose, cospicui acquisti di GNL dagli Stati Uniti. La fine completa delle importazioni russe può favorire il rispetto di questo punto
Una uscita completa e legislativamente regolata, quindi ufficiale e non più negoziabile, dell’UE dal novero degli acquirenti di gas russo, potrebbe toccare Mosca in un punto rispetto al quale è particolarmente sensibile.. Benché l’economia russa abbia mostrato grande resilienza negli anni della guerra, è anche vero che gran parte di questa resilienza è stata resa possibile dal fatto che alla Russia sia stato consentito di esportare gas e petrolio (in modo più o meno legale) ad altri Paesi, alcuni dei quali europei. Questo regolamento, in teoria e a meno di violazioni, dovrebbe consentire all’UE di chiamarsi del tutto fuori dalla partita.