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L’Ue apre le porte al nucleare

3 min di lettura

Cosa è successo

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha tenuto un discorso nel quale ha definito un errore il fatto che l’UE non abbia investito di più, prima e meglio sul nucleare e, alla luce di questo ‘errore’, ha annunciato nuovi finanziamenti a sostegno delle tecnologie nucleari innovative e una strategia dell'Unione europea per i piccoli reattori modulari. L’obiettivo è quello di creare una rete di mini reattori operativa, in UE, entro i primi anni del prossimo decennio. Attualmente gli Stati membri che producono energia nucleare sono 13 su 27 e il settore nucleare copre poco meno del 15% del fabbisogno energetico dell’UE.

Perché è importante

Perché il nucleare, tecnologia che sembra avere le carte in regola per contribuire in modo sostanziale al percorso di autonomia energetica e di decarbonizzazione dell’UE è, da decenni, una tecnologia controversa (addirittura vietata in Paesi di grande tradizione industriale come Italia e Germania). La paura della sua potenziale pericolosità in caso di incidente l'ha resa un tema politicamente polarizzante e divisivo, con buona pace dei suoi importanti risultati in termini di riduzione delle emissioni (di fatto il nucleare non ne produce; laddove crea un problema ambientale, questo è in termini di scorie e di eventuale — esiziale — incidente) e di produzione autonoma di energia.
In questo quadro la voce della Commissione a favore del nucleare, sino ad ora sostanzialmente assente, potrebbe riportare al settore slancio legislativo oltre che finanziario, contribuendo a creare un sistema di produzione energetica autonomo, non inquinante e, cosa che potrebbe essere di grande interesse per cittadini ed elettori, economico, dal momento che l’avvio di una consistente produzione energetica nucleare europea potrebbe mettere i nostri consumi al riparo dalle oscillazioni del mercato dei fossili e da shock come quelli di queste settimane.

E adesso?

Non è chiaro come l’UE possa procedere in una direzione che favorisca la crescita della produzione nucleare. Il bilancio dell'UE non finanzia direttamente progetti di energia nucleare poiché questi non godono del sostegno unanime dei suoi 27 governi membri. A quel che si sa, però, la Commissione potrebbe avviare una garanzia di 200 milioni di euro per gli investimenti privati in tecnologie nucleari innovative, finanziandola con i fondi provenienti dal mercato del carbonio dell'UE. Si tratta di una cifra ampia ma insufficiente rispetto alle reali esigenze e costi del settore. Inoltre occorre aggiungere che una eventuale svolta dell’UE in senso nucleare non risolverebbe il nostro problema di approvvigionamenti dall’estero, dal momento che comunque dovremmo importare uranio, disponibile in grandi quantità in USA e Russia.

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