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L'Ue annuncia il suo grande modello AI, se sarà pronto già nel 2027 avrà un millesimo della potenza dei concorrenti americani

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L'Ue annuncia il suo grande modello AI, se sarà pronto già nel 2027 avrà un millesimo della potenza dei concorrenti americani

Cos’è successo

Il 19 giugno la Commissione europea ha incoronato EUROPA, un consorzio guidato dall'italiana Domyn (l'ex iGenius), vincitore del "Frontier AI Grand Challenge": dovrà costruire un modello AI open-source da oltre 400 miliardi di parametri in tutte e 24 le lingue dell'Unione, addestrandolo sui supercomputer pubblici di EuroHPC. "Possiamo eguagliare i migliori restando fedeli ai nostri valori", ha dichiarato la vicepresidente Henna Virkkunen. Il “premio” concreto per EUROPA, però, è un misero 2,5% della capacità di calcolo di EuroHPC, e per un solo anno.

In più, giusto due giorni prima, la stessa UE aveva reso noto di voler ridimensionare proprio l'infrastruttura che servirebbe a costruire questa AI. Il bando per le "gigafactory" di calcolo è sceso da cinque poli da 100.000 chip ciascuno a quattro da almeno 25.000 GPU e tre da 40.000 processori; i sussidi pubblici, da una proposta iniziale di 4,1 miliardi di euro a circa uno. Si annuncia un campione di frontiera (che di frontiera non può essere), insomma, e contestualmente si taglia anche sulla già-depotenziata fabbrica.

Perché conta

Tra il comunicato e l'aritmetica c'è un abisso infatti. Per un modello AI è fondamentale la capacità di calcolo che lo allena, più che i parametri (sbandierati) — e di potenza, qui, ce n'è poca. Il 2,5% di EuroHPC per un anno (la flotta pubblica di supercalcolo europea conta circa 57.000 acceleratori) vale, stima l'analista Peter Wildeford, intorno a 1e25 operazioni, o FLOP — le valutazioni vanno da 1 a 2e25, grosso modo il compute con cui fu addestrato GPT-4 a inizio 2023. Salvo che EUROPA non arriverà nel 2023, ma verso la fine del 2027.

  • Messa accanto alla frontiera, la sproporzione è vertiginosa. Il training run più grande oggi noto, Grok 4 di xAI, sta intorno a 5e26 FLOP secondo le stime di Epoch AI; parliamo di decine di volte il progetto EUROPA. E la frontiera corre, perché il compute dei modelli di punta cresce di quattro-cinque volte l'anno: entro fine 2027 i sistemi americani (e forse cinesi) di testa viaggeranno verosimilmente tra 5e27 e 1e28 FLOP, se non oltre. Quando il modello europeo sarà pronto, insomma, avrà sì e no un millesimo del calcolo dei rivali che dovrà affrontare. "Solo tre anni indietro", ha ironizzato Wildeford: in compute, sono due o tre ordini di grandezza;
  • Anche la lezione di DeepSeek non è rincuorante. Sebbene l’azienda cinese abbia mostrato che metodi di addestramento efficiente possano colmare parzialmente il gap in potenza di calcolo disponibile, i trend recenti mostrano come la frontiera americana si stia progressivamente allontanando, a dimostrazione che la quantità di GPU (e, ancor di più, la potenza delle stesse) è assolutamente fondamentale — motivo per cui la discussione sugli export control verso la Cina è sempre più infuocata. Per non parlare naturalmente delle tempistiche; anche le più ottimiste, per cui il modello europeo dovrebbe essere pronto a fine 2027 (cioè tra un anno e mezzo), non tengono conto che, nel frattempo, il gap continuerà ad aumentare, rendendo un potenziale confronto ancor più impietoso;
  • Una ragione seria sotto la retorica c’è, chiaramente: un modello aperto, multilingue e governato sotto l'AI Act avrebbe un valore concreto per chi in Europa non vuole far transitare dati sensibili dalle API americane: banche, assicurazioni, pubblica amministrazione. È una storia di procurement legittima. Ma è il solito discorso che mette una buona premessa davanti ad una realtà che, per interposti capitale (scarso) e risorse (basse in partenza e in calo), rende la realizzazione di questa necessità troppi anni in ritardo — e quindi, in principio, un rischioso spreco di denaro.

Adesso

  • Quello di EUROPA è tra l’altro ancora un comunicato, chiaramente, non un modello: il bando per le gigafactory parte a luglio, la selezione richiede mesi, e la prima fase — scrive anche Euractiv — è "ancora lontana dal costruire davvero". Resta da vedere se l'allocazione di calcolo promessa esisterà per davvero quando servirà, e se la fase due — quella che porterebbe gli hub a 75-100.000 GPU — sopravvivrà al negoziato sul bilancio UE post-2028, da cui dipende. Senza, il 2,5% di oggi resta il tetto del progetto;
  • L’aspetto economico, in più, tocca anche quello della solita paventata sovranità. Gran parte di quei soldi infatti finirà a Nvidia, e lo riconosce la stessa EuroHPC: l'Europa sussidia il compute comprando hardware americano, perché alternative proprie non ne ha. La potenza di calcolo serve a chi i modelli poi li usa e li paga, cioè a una domanda che in Europa — come ripetono da ASML in giù — resta un altro collo di bottiglia. Un training run sovvenzionato non crea, da solo, l'ecosistema che dovrebbe tenerlo in vita;
  • Il vero rischio potrebbe essere un millantato successo, in cui EUROPA consegna nel 2028 un modello naturalmente obsoleto ma che si dichiara una vittoria della sovranità. Un modello da 1e25 FLOP nel 2027 non è sovranità: è la misura, pagata con denaro pubblico, di quanto sia profondo il divario.

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