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L'Ue accelera sulla nuova app di verifica dei 18 anni entro il 2026 e pensa a una stretta sulle Vpn

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L'Ue accelera sulla nuova app di verifica dei 18 anni entro il 2026 e pensa a una stretta sulle Vpn

Cos’è successo

La Commissione europea sta chiedendo agli Stati membri di accelerare il lancio dell’app Ue per la verifica dell’età, per renderla disponibile entro fine 2026 come strumento autonomo o integrato nei wallet di identità digitale. La promessa è permettere agli utenti di dimostrare di avere più di 18 anni senza consegnare identità o cronologia.

Nelle FAQ ufficiali, però, Bruxelles riconosce che il sistema può essere aggirato anche con una VPN. Un briefing del servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS), destinato agli eurodeputati, riprende l’argomento di chi considera quell’uso una “falla” normativa e cita il boom di download nei Paesi dove l’age verification è già entrata in vigore.

Perché conta

Non c’è una proposta europea per vietare le VPN, e un briefing EPRS non è una posizione legislativa. Eppure basta quel lessico per spostare il baricentro.

  • Una tecnologia costruita per cifrare il traffico e proteggere comunicazioni personali e aziendali comincia a essere discussa soprattutto come mezzo di elusione.
  • La protezione dei minori offre ai regolatori il terreno più solido possibile — e anche per questo può diventare il mantello sotto cui far passare interventi più invasivi. Una regola nata per chiudere l’accesso ai siti rischia dunque di allargarsi alle piattaforme e poi agli strumenti che rendono meno verificabile l’utente. Il rischio è la traiettoria, non il singolo controllo.
  • Una stretta sulle VPN, persino nella forma più morbida di un obbligo di verifica dell’età per accedervi, avrebbe un tratto quasi autoritario. Vorrebbe dire chiedere a uno strumento di privacy di indebolire la propria funzione per rendere più semplice applicare un’altra regola. La sicurezza dell’utente finirebbe trattata come ostacolo regolatorio.

Adesso

  • Per evitare quello scivolamento, Bruxelles dovrà tenere separati due piani che la retorica della protezione dei minori tende a fondere. L’app può essere legittima anche se aggirabile, come sostiene la Commissione con il paragone dei controlli sull’alcol. Diventa un’altra cosa se l’aggiramento autorizza a identificare chi usa strumenti di navigazione privata.

  • Bloccare o “vedere attraverso” una VPN significa inseguire indirizzi IP mutevoli, proxy privati e traffico cifrato, con molti danni collaterali — negli USA lo stato dello Utah mostra già il rischio di un tale riflesso, con una norma che tratta l’utente come localizzato nello Stato anche se usa una VPN, costringendo i siti a verificare una posizione fisica che spesso non possono conoscere.

  • Per l’UE, la via più robusta è rendere la verifica dell’età abbastanza privata e affidabile da ridurre gli incentivi all’aggiramento. Se invece la protezione dei minori diventa il varco per indebolire strumenti essenziali di privacy e sicurezza, il rimedio comincia ad assomigliare al problema.

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