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L'Ue accelera sull'età minima di 16 anni per i social, Bruxelles punta a eliminare la frammentazione tra gli Stati membri

Cos’è successo
La Commissione europea ha aperto un nuovo fronte regolatorio sulla tutela dei minori online. Al summit europeo su AI e bambini di Copenaghen, Ursula von der Leyen ha annunciato che Bruxelles sta valutando una proposta legislativa per introdurre un possibile “social media delay” a livello Ue, cioè un’età minima comune per l’accesso ai social network, con una proposta attesa potenzialmente entro l’estate 2026.
Von der Leyen ha incaricato un panel di esperti di formulare raccomandazioni entro luglio, mentre il futuro Digital Fairness Act affronterà anche dark patterns, meccanismi di dipendenza digitale, subscription traps e pratiche di cattura dell’attenzione. Il quadro nazionale conferma l'urgenza di una cornice comune: la Francia ha approvato a gennaio 2026 il divieto di accesso ai social sotto i 15 anni, la Spagna ha presentato una proposta a 16 anni, mentre Austria, Danimarca e Slovenia stanno definendo soglie rispettivamente a 14, 15 e 15 anni. Italia e Irlanda valutano limiti tra i 15 e i 16. Il Parlamento europeo si è già espresso per una soglia uniforme a 16 anni, mentre dieci Stati membri – guidati dalla Danimarca – hanno chiesto formalmente a Bruxelles di intervenire. La Commissione punta a una proposta legislativa unica entro l'estate per evitare che ventisette discipline divergenti rendano impraticabile il mercato unico digitale, mentre l'app europea di age verification basata su crittografia zero-knowledge è già tecnicamente pronta e arriverà in Danimarca entro l'estate.
Perché conta
Sul digitale, l’Ue sta progressivamente spostando il focus dalla sola regolazione della concorrenza e dei dati alla protezione cognitiva e comportamentale dei minori. Il tema non è più solo privacy o contenuti illegali, ma il design stesso delle piattaforme: algoritmi di engagement, dipendenza, verifica dell’età e responsabilità delle Big Tech verso i minori.
- Se Bruxelles dovesse introdurre una soglia minima europea per i social, si tratterebbe di uno dei cambiamenti regolatori più rilevanti degli ultimi anni per piattaforme digitali, app store, sistemi di identità digitale e servizi online. Il dossier si collega direttamente alla strategia Ue sull’age verification e al più ampio tentativo europeo di costruire una “internet safety architecture” autonoma rispetto agli Stati Uniti.
- Sul lato sanitario, il caso Hondius mostra come l’Ue stia rafforzando capacità operative comuni di risposta rapida a crisi biologiche transfrontaliere;
- Intanto il Critical Medicines Act e le nuove regole sugli antimicrobici confermano la priorità strategica europea sulla resilienza sanitaria e sulla riduzione delle dipendenze esterne nelle supply chain farmaceutiche e alimentari.
Adesso
- Entro luglio il panel voluto dalla Commissione presenterà le proprie raccomandazioni sul possibile limite minimo europeo ai social. Da lì Bruxelles deciderà se avanzare una proposta legislativa già entro l’estate, mentre il Digital Fairness Act entrerà nella fase politica più intensa nella seconda metà del 2026;
- Nel frattempo gli Stati membri stanno accelerando autonomamente: questo aumenta il rischio di frammentazione normativa e spinge la Commissione verso una soluzione comune Ue;
- Per aziende tech, piattaforme social e provider AI il tema della tutela minori sta rapidamente diventando un rischio regolatorio centrale in Europa.