Policy NewsTecnologia & AI
L'Italia approva i primi decreti AI in Ue con 200 mln per la formazione dei docenti nelle scuole

Cos’è successo
Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare due bozze di decreto che danno attuazione alla legge 132 del 2025, la legge italiana sull'intelligenza artificiale. Il primo disegna la governance — ACN e AgID come autorità, affiancate da Bankitalia, Consob, IVASS e Garante — con sanzioni, una sandbox regolatoria e un grande capitolo su formazione e lavoro.
Il secondo regola l'AI nelle attività di polizia e la responsabilità civile e penale. È il "primo quadro nazionale in Ue allineato all'AI Act", rivendica il governo. Con un'avvertenza: sono bozze, non legge, che passeranno per Parlamento, Regioni e Autorità prima del via libera definitivo. Colpisce il tempismo, con l'Italia che accelera per essere prima a regolare proprio mentre l'Europa fa (un pur timido) marcia indietro: a maggio l'Ue ha concordato l'AI Omnibus, che semplifica e rinvia il suo stesso AI Act. E proprio in settimana il capo di ASML — l’azienda tech più rilevante in Europa nella filiera AI globale — ricordava a Bruxelles che un'industria la si regola dopo averla creata, non prima.
Perché conta
Se più esposta dove impila gli oneri di conformità che l'Europa proprio ora sta alleggerendo, la legge ha comunque un suo zoccolo convincente in materia di formazione e scommessa sulle competenze.
- Il cuore dei decreti, non a caso, è proprio la formazione: il governo stesso la chiama "la condizione abilitante" della strategia nazionale. L'AI entra nei programmi scolastici e nell'educazione civica, nella formazione di docenti, dipendenti pubblici, magistrati, medici e professionisti; per la sola scuola sono stanziati 200 milioni (cento nuovi, cento già a bilancio). È, in fondo, l'unico pezzo con soldi veri, e l'unico che colpisce il vincolo giusto — le competenze e la domanda che mancano, lo stesso buco che Fouquet (il CEO di ASML) rimproverava;
- Ma c'è anche merito di sostanza, e perlopiù misurato: dove l'AI Act lo consente, l'Italia ha fissato le sanzioni sotto il massimo europeo. Sul lavoro nessuna decisione su assunzioni o licenziamenti può essere interamente automatizzata — un licenziamento deciso da un algoritmo è nullo — e l'equo compenso dei professionisti verrà modulato sul rischio del sistema usato, norma quasi senza precedenti. Sul penale spunta un nuovo reato per chi trascura la sicurezza dei sistemi; sul civile, la presunzione del nesso causale nei danni da AI sposta l'onere della prova verso chi quel danno lo provoca. E la biometria in tempo reale resta sotto un giudice, con lo scraping vietato;
- Il rischio, prevedibile, è sempre lo stesso: la macchina della conformità. La governance è distribuita fra troppe autorità, e il coordinamento rischia di restare sulla carta; il regime penale — un livello che l'AI Act europeo non prevede — e i segreti commerciali estesi ad algoritmi e dati di addestramento aprono tensioni con la trasparenza; e, soprattutto, quasi tutto va attuato "a risorse disponibili", coi soldi veri solo per la scuola. Una cornice ambiziosa che, senza risorse né coordinamento, rischia di pesare più in adempimenti che in tutele.
Adesso
- Il vero banco di prova, come sempre in Italia, sarà l'attuazione. Sulla carta il disegno è ambizioso: formazione diffusa e una sandbox per provare i sistemi prima del mercato. Ma se la sandbox resterà un contenitore procedurale e la formazione un adempimento senza pratica, resterà una buona intenzione. Solo la scuola, coi suoi 200 milioni, parte con una massa critica riconoscibile;
- C'è poi un rischio di coerenza con l'Europa. L'Italia codifica nel dettaglio un AI Act che l'UE sta semplificando e rinviando: gli obblighi sui sistemi ad alto rischio, a Bruxelles, slittano di sedici mesi. Roma rischia di blindare per prima un impianto che gli altri stanno allentando — di fare gold plating, in gergo, su un testo che la sua stessa fonte ammorbidisce. Da seguire se i decreti reggeranno il confronto con un quadro europeo in movimento;
- La scelta di insegnare a un Paese intero a usare l'AI è la competenza che all'Europa manca, e mettere i soldi nelle aule è una scelta lungimirante. Che però, sappiamo, cozza con la velocità esponenziale a cui l’AI si sta evolvendo, esponendosi a rischi di obsolescenza prematura. Non è la prima proposta di legge che riguarda l’AI; non sarà l’ultima.