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L’Islanda valuta l’ingresso nell’UE

3 min di lettura

Cosa è successo?

Da tempo si parla di un avvicinamento dell’Islanda all’UE. Negli ultimi tempi, a seguito del mutato contesto internazionale e soprattutto delle frizioni tra USA e UE all’interno della NATO, le voci di chi richiede l’ingresso dell’Islanda (Paese che in teoria ne avrebbe già per buona parte i requisiti) nell’UE si sono fatte più insistenti. In particolare, a spingere per un progressivo avvicinamento all’Unione e soprattutto per un referendum circa l’adesione è la maggioranza di centro-sinistra al governo dal 2024. Il referendum sull’UE era una delle proposte elettorali chiave della maggioranza. E benché fosse previsto per il 2027, potrebbe essere anticipato all’estate 2026.

Perché è importante?

  • Ragioni politiche: in un periodo di debolezza politica dell’UE, la decisione di un Paese (piccolo, certo) come l’Islanda di aderire potrebbe avere un importante peso simbolico e politico.
  • Ragioni strategiche: l’Islanda ha una collocazione strategica di grande rilievo, alle porte del circolo polare artico. Inoltre, la posizione dell’Islanda consentirebbe (dopo l’uscita del Regno Unito e dunque della Scozia) di avere un avamposto europeo nei mari polari settentrionali.
  • Geopolitica: il fatto che questo referendum possa arrivare all’indomani delle frizioni interne alla NATO indicherebbe una presa di posizione netta del Paese che, dovendo scegliere se avvicinarsi agli USA o all’UE, sceglierebbe quest’ultima; un segnale che per gli USA sarebbe difficile da ignorare.
  • Ragioni economiche: l’Euro uscirebbe rafforzato dall’ingresso dell’Islanda nell’UE, anche se questo non coincidesse immediatamente con l’adozione della divisa europea. Un’ipotesi, quest’ultima, che appare probabile, dal momento che alla base del desiderio islandese c’è proprio la ricerca di stabilità monetaria garantita dall’Euro, molto più solido della corona islandese, le cui oscillazioni spingono la popolazione a guardare con interesse all’Unione.
  • La spaccatura nella NATO: il mutato scenario internazionale (in particolare l’invasione russa dell’Ucraina) ha spinto l’Islanda, pur essendo un membro fondatore della NATO, a cercare un’integrazione più profonda con i partner europei per rafforzare la propria sicurezza.

E adesso?

Se davvero l’esecutivo dovesse non solo tenere il referendum, ma addirittura anticiparlo, lo scenario che si aprirebbe sarebbe di grande incertezza. I sondaggi sono equamente divisi tra sì e no: 42% a testa. Inoltre, il referendum non sancirebbe automaticamente l’ingresso nell’UE, ma l’avvio dei negoziati. E benché questi potrebbero essere piuttosto veloci, non sarebbero necessariamente semplici, in particolare in merito alle quote pesca: l’adesione imporrebbe il rispetto della Politica Agricola Comune (PAC) e della Politica Comune della Pesca (PCP), aprendo le ricche acque islandesi a flotte straniere e imponendo quote condivise. Si tratta di un'ipotesi molto invisa agli islandesi, che temono di perdere il controllo esclusivo su specie chiave che rappresentano gran parte del PIL (7%).

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