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L'Iran garantisce alle navi di 4 Paesi un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz

Cos’è successo
L'Iran ha esentato le navi di India, Cina, Iraq e Qatar dalle restrizioni sul transito nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto martedì Amir Hayat Moqaddam, vicepresidente della commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del parlamento iraniano, all'agenzia Isna. Secondo quanto riferisce Al Jazeera, il parlamentare ha precisato che le navi di questi quattro Paesi passano liberamente e non vengono intercettate nemmeno dagli americani. Teheran aveva di fatto chiuso lo Stretto all'inizio della guerra tra Usa-Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio, e gli Stati Uniti hanno reimposto a luglio un blocco navale sui porti meridionali iraniani. In cambio, spiega Hayat Moqaddam, l'Iran riceverà medicinali dall'India e sostegno politico dalla Cina, mentre il Qatar, che guida la mediazione per porre fine al conflitto, già garantisce appoggio diplomatico. Le navi indiane e cinesi pagheranno pedaggi di transito, quelle qatariote passeranno gratis, e non è chiaro se anche quelle irachene pagheranno.
Secondo Al Jazeera Teheran aveva cominciato a far passare alcune navi di Paesi amici nelle settimane successive all'inizio della guerra, e ad aprile il comando militare aveva esentato l'Iraq. Gli analisti interpellati dall'emittente sono divisi sui significati. Rouzbeh Parsi, ricercatore affiliato all'Università di Lund, osserva che scambi di questo tipo sotto sanzioni non sono una novità per l'Iran, ma che ora si tratta di aprire varchi in un embargo per far entrare e uscire beni e servizi cruciali. Per Nader Hashemi, docente di politica mediorientale alla Georgetown University, è probabile che Teheran chieda una tassa di transito o una quota del valore del carico. Wolfgang Pusztai, analista di sicurezza ed ex addetto alla difesa austriaco in Libia, la definisce una mossa astuta: se funzionasse, darebbe all'Iran entrate significative, dato che la Cina compra quasi il 90% del suo petrolio esportato, e indebolirebbe l'accettazione della strategia di Washington.
Perché conta
- Tutti e quattro i Paesi dipendono fortemente da Hormuz per le esportazioni. Muyu Xu, analista di Kpler, ha calcolato che dei 10,23 milioni di barili al giorno di greggio del Golfo transitati nello Stretto in ottobre circa il 42% è andato alla Cina e il 13% all'India. Il Qatar non ha fatto transitare gas naturale liquefatto ad agosto ma ha movimentato 1,8 milioni di tonnellate a ottobre, mentre il suo greggio è sceso da 517.000 a 193.000 barili al giorno e quello iracheno è salito da 1,69 a 2,65 milioni. Kpler non riesce a tracciare l'origine di fino a 2 milioni di barili al giorno di greggio mediorientale, quindi i flussi di Qatar e Iraq potrebbero essere più alti;
- Il vantaggio ha un costo politico per tutti. La Cina è il Paese più in grado di contrariare gli interessi americani, ma resta da capire se Pechino riterrà conveniente pagare il prezzo politico. India e Qatar, aggiunge, hanno rapporti stretti con Washington da preservare e si sentono entrambi delusi da Trump, mentre per il Qatar mantenere i rapporti con l'Iran, vicino inevitabile, è vitale. Pusztai ritiene che l'esenzione irachena serva probabilmente a sostenere la ripresa economica del vicino occidentale, anch'esso a maggioranza sciita;
- Il blocco americano resta il nodo. Il Comando centrale Usa (Centcom) ha dichiarato che il blocco si applica a tutte le navi di tutte le nazioni in entrata e in uscita dai porti iraniani, mentre quelle che evitano i porti dell'Iran non sono colpite, e che gli aiuti umanitari, compresi cibo e forniture mediche essenziali, passano dopo ispezione. Pusztai nota che Hayat Moqaddam non sembra limitare le esenzioni alle navi che commerciano con altri Paesi del Golfo: se fosse così, la misura avrebbe un impatto significativo anche sugli altri Stati del Golfo, Arabia Saudita compresa, e renderebbe il blocco più difficile e meno efficace, se Washington accettasse la mossa. Resta poi poco chiaro se "navi di questi Paesi" significhi bandiera, proprietario, operatore o altro legame.
Adesso
- Decisiva sarà la reazione di Washington. Pusztai osserva che l'Iran sembra voler separare il libero passaggio nello Stretto e le esportazioni di petrolio dalla questione nucleare, e che la risposta americana dirà se la mossa funziona. La fine del blocco è una delle richieste di Teheran prima di impegnarsi in colloqui più ampi con gli Usa, che includerebbero il programma nucleare: i negoziati mediati dal Qatar ruotano attorno a una proposta iraniana di riaprire lo Stretto se gli Usa soddisferanno sette condizioni, tra cui questa e la revoca delle sanzioni;
- Sul mercato petrolifero l'effetto per ora è limitato. Chris Beauchamp, capo analista di mercato di Ig Group, ritiene che le esenzioni abbiano per ora un impatto contenuto, con i mercati che tornano a scontare un accordo di pace. Se il conflitto riesplodesse con piena intensità, però, i comandanti iraniani potrebbero non avere il tempo di distinguere i bersagli;
- L'esenzione, infine, non garantisce la sicurezza. Il 30 ottobre la nave cisterna qatariota Al Mayeda, per il trasporto di gas liquefatto, è stata colpita da oggetti non identificati nel Golfo, secondo il proprietario Qatar Gas Transport Company. Dall'inizio della guerra oltre 120 navi commerciali sono state colpite nella regione, con ottobre come mese peggiore, secondo i dati dell'Organizzazione marittima internazionale e dell'Ukmto, il centro britannico per la sicurezza della navigazione commerciale.