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L'intelligence Usa ottiene 30 giorni di tempo per testare in segreto i software AI più potenti prima del loro debutto sul mercato

Cos’è successo
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che crea un canale volontario di accesso federale ai modelli AI di frontiera con capacità avanzate, ossia quelli più potenti e riservati. I lab, come Google e OpenAI, potranno condividere i sistemi coperti con il governo fino a 30 giorni prima del rilascio verso partner fidati, sotto tutele su riservatezza e proprietà intellettuale. Il 21 maggio, l’inquilino della Casa Bianca aveva fatto saltare una bozza pressoché identica dell’ordine esecutivo, ma leggermente più invasiva, con una finestra fino a 90 giorni. Lo “zar” dell’AI David Sacks, influente imprenditore e investitore della Silicon Valley, e l’ala pro-industry ottengono dunque la clausola contro licensing, preclearance – cioè forme di approvazione preventiva che lo stato dovrebbe dare alle big tech - permessi obbligatori veri e propri; il fronte national security, cioè l’ala militare e legata al governo federale, salva però il pezzo essenziale, cioè benchmark classificati e primo accesso ai modelli più sensibili. In altre parole il governo ha ottenuto il diritto di sottoporre queste IA a test segreti per verificare eventuali problemi a livello di sicurezza.
Con Claude Mythos, il modello general-purpose di Anthropic di punta capace (tra le altre cose) di scovare vulnerabilità critiche nel software, Washington aveva già cercato una via d’ingresso prima del rollout, cioè il rilascio di un nuovo prodotto. L’ordine traduce quella richiesta in procedura: benchmark classificati per i “covered frontier models” e, soprattutto, una clearinghouse del Tesoro - un centro di raccolta, una sorta di "cabina di regia" - su scoperta e patching delle vulnerabilità, con un triangolo abbastanza inedito di poteri: Tesoro come regia del canale con banche e infrastrutture critiche, Nsa che fissa in segreto la soglia dei modelli “coperti”, Cisa (agenzia federale per la cybersecurity) come braccio operativo sulle reti federali e civili.
Perché conta
- Portare la revisione governativa da 90 a 30 giorni protegge il calendario dei lab, dacché una pausa trimestrale potrebbe compromettere la corsa con la Cina. Con un solo mese, invece, la Casa Bianca prova a tenere insieme velocità industriale e sicurezza, anche se rimane una finestra in cui agire concretamente su eventuali sfori risulterebbe di fatto impossibile;
- Anche senza obbligo formale, un lab che lavora con governi e infrastrutture critiche può restare fuori dal canale federale pagando però un costo reputazionale crescente. La pressione passa da acquisti pubblici e cooperazione di sicurezza, cioè dai punti in cui apparire poco collaborativi diventa più difficile;
- Tenere segreti i benchmark (è formalmente l’Nsa, insieme a Tesoro e Cisa, a decidere) evita di consegnare ai lab una metrica pubblica su cui ottimizzare i modelli, ma rende altresì complesso il lavoro dei ricercatori. Come si fa a sapere se, quanto e come un modello è oltre la soglia?
Adesso
- Nel corso di questo mese, la Cisa dovrà pubblicare direttive e guidance per rafforzare la difesa dei sistemi governativi; entro 60 giorni, le agenzie dovranno avere sia i benchmark sia il framework volontario. Documenti che stabiliranno l’intensità dell’ordine: cooperazione morbida con l’industria, prima grammatica stabile per i modelli di frontiera, o qualcosa nel mezzo;
- Molto del rischio nasce prima della finestra dei 30 giorni. Le capacità più delicate possono emergere dentro i lab, tra test interni e accessi limitati, quando il sistema non è ancora vicino al mercato. Guardare il modello prima del rilascio ai partner è utile, ma lascia aperta la domanda su chi vede cosa nel momento in cui il rischio nasce;
- Senza Congresso, la Casa Bianca può costruire il processo e abituare i lab all’accesso anticipato federale, ma per imporre disclosure o mitigazioni serve una legge. Intanto, però, Trump ha accettato il punto più scomodo per la sua stessa retorica pro-building: alcuni modelli sono già asset strategici — e potenziali pericoli per la sicurezza nazionale — ben prima di essere rilasciati. E poiché sarà sempre più così — Mythos non è che un punto d’inizio — formalizzare delle regole non si può posporre oltre.