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L'IA spacca il mercato del lavoro UE: Italia tra i peggiori
Cosa è successo
Un nuovo studio dell'European Policy Centre mostra come l'intelligenza artificiale generativa potrebbe ampliare i divari esistenti nel mercato del lavoro europeo, sia in termini geografici che demografici. La GenAI non è più una tecnologia del futuro: un terzo degli europei nel 2025 ha dichiarato di usarla quotidianamente, e questa nuova rivoluzione tecnologica sembra pronta a ridisegnare chi lavora, come e quanto viene pagato. Per l'Italia il quadro è tra i più preoccupanti dell'intera Unione.
Tra le righe:
- Italia e Grecia registrano le prospettive peggiori dell'UE: il 32% della forza lavoro italiana è esposta all'intelligenza artificiale e a rischio di sostituzione, contro appena il 19% che potrebbe beneficiarne.
- Il CEO di Anthropic ha stimato che entro cinque anni l'IA potrebbe eliminare fino alla metà dei lavori entry-level nei settori dei colletti bianchi, con un aumento della disoccupazione del 10-20%.
- Le Big Tech investiranno quasi 600 miliardi di euro nel solo 2026 in infrastrutture per scalare i propri modelli, una cifra equivalente al PIL del Belgio, segnalando la velocità con cui il fenomeno si sta materializzando.
- L'adozione aziendale dell'IA nell'UE varia dal 5% in Romania a oltre il 40% in Danimarca, una forbice che amplifica le disuguaglianze strutturali già esistenti tra Stati membri.
Perché è importante
A differenza delle precedenti ondate di automazione, che colpivano principalmente il lavoro manuale e ripetitivo, l'IA generativa mette a rischio per la prima volta anche i compiti cognitivi non routinari: ricerca, programmazione, scrittura, analisi. I colletti bianchi, storicamente i più al riparo dall'automazione, sono ora i più esposti a queste nuove tecnologie, ma è ancora difficile prevedere come verranno divisi vincitori e perdenti. La distinzione chiave non è quanti lavoratori sono esposti, ma quanti sono nelle condizioni di trarre vantaggio da questa nuova tecnologia. Su questo fronte, l'Italia è fanalino di coda.
L'Italia non è il paese più esposto in assoluto. La sua struttura produttiva manifatturiera la protegge parzialmente. Il problema è che i lavoratori italiani esposti sono quelli meno attrezzati per trarne vantaggio, il che si traduce in rischi concreti di sostituzione legati alla GenAI e in pressioni crescenti su welfare, cuneo fiscale e stabilità economica.
I lavoratori a reddito medio sono simultaneamente i più esposti e i più vulnerabili: se questa fascia inizia a registrare performance negative sul mercato del lavoro, con orari ridotti, licenziamenti e assunzioni rallentate, la base imponibile dello Stato, che dipende principalmente dall'IRPEF dei lavoratori dipendenti, sarà a rischio proprio mentre la domanda di redistribuzione aumenta.
Sì, ma:
- L'IA distribuisce anche opportunità. Le imprese già premiano le competenze IA nelle assunzioni, e la tecnologia consente a lavoratori meno qualificati di svolgere compiti in precedenza riservati a professionisti esperti. Il punto è che senza intervento attivo questi benefici si concentreranno su chi è già avvantaggiato. Anche qui l'Italia si trova in difficoltà: se da un lato è parzialmente protetta dagli effetti negativi dell'IA per la sua bassa esposizione, dall'altro le imprese non sono ancora attrezzate per trarne i vantaggi in termini di produttività.
E adesso?
Cosa tenere d'occhio:
Breve termine (estate 2026): il Quality Jobs Act sarà il primo banco di prova legislativo. Le imprese con operazioni significative in Italia dovrebbero monitorare da vicino il perimetro finale del testo e iniziare a valutare l'impatto sulle politiche HR interne, in particolare su assunzioni entry-level e piani di formazione.
Medio termine (2026-2027): i fondi strutturali del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale verranno sempre più orientati verso la riqualificazione professionale nelle regioni più vulnerabili. Un'opportunità concreta per le imprese di allineare investimenti in formazione con strumenti di cofinanziamento europeo.
Lungo termine (fine 2027 e oltre): il dibattito su come finanziare i sistemi di welfare in uno scenario di erosione della base imponibile si intensificherà, con possibili implicazioni dirette su tassazione del capitale, prelievi sui servizi digitali e costo complessivo del fare impresa in Europa.