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L'hack da 6,3 miliardi di dollari a Binance potrebbe segnare una svolta per l’assicurazione sulle cripto

Cos’è successo
Secondo Joseph Ziolkowski, CEO di Relm Insurance, pubblicato il 30 ottobre, l’hack da 6,3 miliardi di dollari subito da Binance il 29 ottobre — il più grande furto di criptovalute della storia — potrebbe rappresentare un “punto di svolta” per l’acquisto di assicurazioni dedicate agli asset digitali.
Le aziende del settore dovranno guardare oltre i tradizionali massimali “specie” (che proteggono principalmente le chiavi private) ed esaminare l’ampiezza complessiva della propria protezione assicurativa. A livello globale erano disponibili oltre 1 miliardo di dollari di massimali specie, ma molto meno per coperture cyber che includano esplicitamente il furto di asset digitali.
Perché conta
- Binance ha dichiarato di non aver trovato evidenze di una fuga di chiavi private, identificando invece molteplici punti di violazione — secondo il co-CEO Richard Teng, gli attaccanti avrebbero “trascorso mesi” a costruire l’accesso, usando anche finti colloqui di lavoro e uno strumento AI, non un singolo punto debole come il laptop di un dipendente;
- Secondo Ed Lewis, responsabile globale rischi cyber e tecnologici di RPC, anche possedere un’assicurazione cyber non garantirebbe automaticamente la copertura di una perdita come questa: le polizze cyber potrebbero rispondere a intrusioni di questo tipo solo se il testo della polizza include esplicitamente il furto di asset digitali — un dettaglio contrattuale che molte aziende del settore potrebbero non aver verificato a fondo;
- Binance ha comunque garantito il rimborso integrale ai clienti, attingendo al proprio fondo di riserva SAFU, alle risorse aziendali e a un fondo assicurativo interno — ripristinando già il 98% dei fondi coinvolti attraverso il riacquisto di token, segno di una capacità di risposta finanziaria autonoma che ha attutito l’impatto reputazionale immediato.
Adesso
- Secondo Ziolkowski, gli acquirenti di coperture dovrebbero esaminare la protezione lungo tutte le proprie operazioni, inclusi gli accordi di firma delle transazioni — non limitarsi ai soli massimali sulle chiavi private, che coprono solo una parte dello scenario di rischio dimostrato da questo attacco;
- L’FBI ha attribuito l’attacco con alta fiducia al gruppo nordcoreano TraderTraitor, lo stesso già ritenuto responsabile dell’hack da 1,5 miliardi di dollari a Bybit nel 2025 — un pattern che conferma la Corea del Nord come attore persistente e sempre più sofisticato nel colpire il settore crypto;
- Resta da vedere se questo evento spingerà effettivamente le piattaforme di scambio cripto e le aziende che gestiscono asset digitali ad ampliare in modo sostanziale la propria copertura assicurativa, o se — come già successo dopo hack precedenti di dimensioni minori — l’attenzione tornerà a scemare una volta attenuato il clamore mediatico iniziale.