News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
L’evasione di massa dal carcere di al-Hol in Siria in cui erano detenuti i vecchi combattenti ISIS
Cosa è successo?
Poche settimane fa, la regione autonoma del Rojava, a guida curda, è stata annessa al resto della Siria guidata dal nuovo leader Al-Sharaa. Nel Rojava però c’era anche il principale carcere di ex combattenti dello Stato Islamico, la cui sicurezza era affidata alle forze di sicurezza curda delle SDF. Con la fine del controllo sull’area del controllo dell’esercito curdo delle SDF si temeva che ci potessero problemi nella gestione del carcere. Questi si sono puntualmente verificati e ora, gran parte dei 24 mila detenuti del carcere di al-Hol hanno fatto perdere le loro tracce. Si stima che appena 6 mila detenuti siano rimasti ancora in carcere.
Perché è importante?
- Perché indica quanto caotico sia stato il passaggio di consegne dalle Forze Democratiche Siriane al governo siriano dopo l'offensiva governativa di gennaio. Il ritiro delle SDF è avvenuto senza un coordinamento formale con Damasco, cosa che ha lasciato il campo in preda al caos.
- Perché non è chiaro dove siano andati gli ex combattenti e si teme che alcuni di questi, ancora radicalizzati, se non di più, possano essersi riuniti ad altre cellule dormienti dell’ISIS, così da rafforzarle e preparare nuovi attacchi. Una cosa che potrebbe destabilizzare come minimo la regione (già fragile) oltre che, ovviamente, spaventare l’occidente.
- Perché dentro al-Hol non era un vero e proprio carcere, ma un campo di detenzione e sfollamento che ha finito per ospitare chiunque fosse rimasto nelle ultime enclave del Califfato. Per questo, nel carcere non c’erano solo ex combattenti ISIS. Ma anche intere famiglie, con donne e bambini che si teme possano essere stati rapiti o finiti nelle reti di trafficanti per varie ragioni di sfruttamento.
E adesso?
La questione Siria è molto complessa e incerta. Il Paese ha visto infatti, appena un anno fa, il rovesciamento del cinquantennale regime di Assad, ha da un lato portato il Paese ad affacciarsi a una timida (e molto limitata) forma di democrazia, dall’altro a una grande fase di incertezza. Il nuovo governo, infatti, benché controlli gran parte del Paese, è molto fragile e si colloca in una regione storicamente instabile. La fine dell’esperimento del governo autonomo curdo del Rojava (che aveva mostrato solidi segni di successo) potrebbe aprire lo scenario a maggiore instabilità, che potrebbe ripercuotersi sull’intera regione.