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L’Europa vuole contare ma non sa ancora come

3 min di lettura

Cos’è successo?

Alla conferenza annuale degli ambasciatori UE che si è tenuta lunedì 9 marzo a Bruxelles, Ursula von der Leyen ha pronunciato uno dei discorsi più netti della sua presidenza. La presidente della Commissione europea ha detto che l'ordine mondiale tradizionale sta cedendo rapidamente sotto il peso delle continue violazioni del diritto internazionale, e che l'Europa deve adattarsi a questa nuova era di caos e coercizione. Il contesto non potrebbe essere più turbolento: Stati Uniti e Israele continuano i bombardamenti sull'Iran, l'Ungheria di Viktor Orbán blocca con il veto il prestito da 90 miliardi di euro che l'UE aveva promesso all'Ucraina, e sul fronte diplomatico Kaja Kallas, l'Alta Rappresentante per la politica estera, cioè la persona che dovrebbe guidare la diplomazia europea, viene ignorata sia da Washington che da Pechino, che rifiutano di incontrarla. In parallelo, von der Leyen ha annunciato la mobilitazione delle scorte di ReliefEU per supportare circa 130.000 persone in Libano, con un primo volo già previsto per il giorno successivo, e ha aperto alla possibilità di ampliare le operazioni marittime difensive ASPIDES e ATALANTA per proteggere le rotte commerciali critiche nella regione.

Perché è importante?

Il punto non è tanto ciò che von der Leyen ha annunciato, quanto ciò che ha ammesso. Per anni l'UE si è descritta come una potenza normativa e regolatoria, capace di influenzare il mondo attraverso il diritto, l'accesso al mercato e le istituzioni internazionali, con il famoso “Brussels effect”. Con questo discorso, quel modello viene ufficialmente messo in discussione: gli interessi europei, ha detto, non si difendono più solo con i trattati ma con volontà politica, leva economica e capacità strategica credibile. L'UE ha capito che deve agire come una potenza geopolitica, ma rimane istituzionalmente inadatta all'azione strategica rapida: la Commissione può usare sanzioni, strumenti industriali e incentivi di bilancio, ma la politica estera dipende ancora dagli stati membri, e quella tensione tra ambizione e capacità non è stata risolta. Il discorso la riconosce, forse per la prima volta, con questa chiarezza.

E adesso?

Von Der Leyen ha di nuovo messo sul tavolo la proposta di passare dal voto all'unanimità al voto a maggioranza qualificata in politica estera, una riforma che cambierebbe l'Europa più di qualsiasi discorso, ma che incontra resistenze enormi da parte degli stati membri, che non hanno nessuna intenzione di cedere il loro veto. Nel frattempo il Libano brucia, l'Ucraina aspetta i suoi 90 miliardi, e Orbán sa benissimo che finché quella regola non cambia, basta lui da solo a tenere l'Europa in un limbo.

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