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L'Antitrust apre un'indagine su Apple per verificare se iCloud blocca la concorrenza dei cloud alternativi su iPhone e iPad

Cos’è successo
L’Antitrust italiana ha aperto un’indagine su Apple per verificare il rispetto degli obblighi di interoperabilità del Digital Markets Act (DMA) su iOS e iPadOS. L’articolo 6(7) le impone di dare ai servizi cloud consumer di terze parti — per utenti finali, dal backup alla sincronizzazione — accesso gratuito ed effettivo alle componenti disponibili per iCloud.
Secondo l’AGCM, i cloud alternativi potrebbero essere svantaggiati rispetto a iCloud. Il caso concreto è il backup integrale dei dati su iPhone e iPad, consentito ad Apple e forse precluso ai concorrenti. È il primo uso dei poteri dell’articolo 38(7): l’AGCM istruisce e trasmette i risultati alla Commissione europea, unica responsabile dell’applicazione del regolamento.
Perché conta
Il backup ha poca scena, e proprio per questo racconta bene il potere di Apple. Un cloud rivale può archiviare foto e file; senza il salvataggio completo del dispositivo, però, resta un’app dentro iOS. iCloud, integrato col sistema operativo tutto, continua a comportarsi come una funzione del telefono.
- Per l’accusa, Dropbox, Google Drive o OneDrive possono competere alla pari con iCloud solo se possono usare le componenti di sistema che rendono naturale salvare e ripristinare tutto, non solo singoli file. In un ecosistema integrato, la parità concorrenziale si misura anche in questi dettagli grigi;
- Con l’AGCM, l’applicazione del DMA si fa più capillare. Bruxelles resta il centro decisionale, ma le autorità nazionali possono raccogliere elementi nei singoli mercati e portarli dentro il fascicolo europeo. L’Antitrust istruisce, la Commissione decide: una divisione del lavoro pensata per far arrivare il regolamento più vicino ai punti in cui il gatekeeping si manifesta;
- L’indagine non accerta ancora una violazione, e la difesa Apple avrà un terreno plausibile: il backup completo riguarda dati sensibili, ripristino del dispositivo e sicurezza dell’account. È la stessa tensione emersa con Siri AI, anche se qui in forma meno appariscente. Apple presenta l’integrazione come protezione dell’utente; il regolatore guarda quando quella protezione diventa vantaggio proprietario.
Adesso
- A Bruxelles il fascicolo può diventare un nuovo fronte DMA sulle funzioni di sistema. Sarebbe meno visibile dell’App Store, ma più vicino al modo in cui gli utenti restano dentro l’ecosistema: il servizio che rende indolore cambiare telefono, ripristinare dati e continuare a usare lo stesso ambiente;
- Apple dovrà spiegare quali parti del backup integrale richiedono davvero un controllo esclusivo e quali possono essere aperte con garanzie tecniche adeguate. Tenere tutto dentro iCloud rafforza l’idea di un vantaggio impossibile da replicare; aprire male, su un terreno così sensibile, esporrebbe invece i regolatori al rischio di confermare la narrativa di Cupertino;
- Qui il DMA arriva alle funzioni ordinarie del sistema operativo, quelle che l’utente nota solo quando mancano. Dopo i fronti più visibili di questi mesi, il regolamento entra nella manutenzione invisibile del telefono. Se il backup completo resta una prerogativa di iCloud, la scelta dell’utente comincia dopo che la scelta importante è già stata fatta.