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L’Alberta potrebbe davvero separasi dal resto del Canada?
Cosa è successo?
L’Alberta, sulla parte all’estremo occidente del Canada, è da sempre l’area più conservatrice e di destra del Canada; oltre a questo è anche la sua area più ricca dal punto di vista delle risorse e della produzione di petrolio, cosa che la rende, in proporzione, il maggior contribuente al Pil del Paese. Questo, unito al fatto che i contribuenti dell’Alberta ritengono di non ricevere servizi proporzionali al loro contributo all’economia del Paese, ha creato un diffuso malcontento che da tempo alimenta il desiderio di secessione dal Paese. Inoltre, a risultare particolarmente indigeste per la petrolifera Alberta sono le politiche di tutela ambientale promosse dagli ultimi governi di orientamento liberale di Trudeau e Carney. Infine, il posizionamento ideologico dell’Alberta, per molti aspetti affine al MAGA di Trump, ha reso il desiderio di indipendenza più alto e lo ha fatto unire a un’aspirazione di ingresso negli USA.
Perché è importante?
- Perché l’Alberta è la regione petrolifera del Canada, cosa che la rende motore economico del Paese. Benché ospiti solo l’11% della popolazione, contribuisce al PIL per circa il 20%
- L’Alberta possiede la terza riserva di petrolio del mondo
- Il petrolio dell’Alberta è la base dell’export canadese verso gli USA. Senza quello, la forza commerciale del Canada verso gli Stati Uniti sarebbe quasi azzerata
- Il fatto che l’Alberta sia la regione più ricca del Canada l'ha anche resa un importante hub commerciale e tecnologico (soprattutto nelle aree di Calgary ed Edmonton)
- Se il referendum dovesse risolversi con un sì (scenario che, stando ai sondaggi, appare improbabile) sarebbe una clamorosa sconfitta, sul piano internazionale, per il premier Marc Carney, che a Davos si è intestato la leadership delle ‘potenze intermedie’; d’altra parte sarebbe un indiretto trionfo per Donald Trump, la sua politica MAGA e il suo progetto di leadership continentale
E adesso?
I leader del movimento WEXIT (West Exit) hanno tempo fino a maggio per raccogliere le 177 mila firme necessarie a indire il referendum. Sembra un obiettivo raggiungibile (anche perché la premier locale Danielle Smith, di orientamento molto destrorso, ha cambiato la legge relativa al tema, dimezzando il numero di firme richieste per indire un voto).
Nonostante questo, stando ai sondaggi, l’ipotesi Wexit, al momento, non sembra destinata a raccogliere più del 20/25% dei consensi.