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L'AI Omnibus ha solo 2 esiti senza appello, una vittoria per le vittime dei deepfake e una sconfitta per chi credeva che l'AI Act fosse sigillato

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L'AI Omnibus ha solo 2 esiti senza appello, una vittoria per le vittime dei deepfake e una sconfitta per chi credeva che l'AI Act fosse sigillato

Cos’è successo

Martedì 16 giugno il Parlamento europeo ha approvato il testo concordato dell'AI Omnibus, il pacchetto che semplifica e rinvia l'AI Act — la legge del 2024 con cui l'Ue ha istituito il primo quadro organico e vincolante al mondo sull’AI (un Omnibus, nel gergo di Bruxelles, è una norma che ne ritocca molte altre in un colpo solo). Con 423 voti a favore, 57 contrari e 174 astenuti, le regole sui sistemi "ad alto rischio" dell’Annex III — l'AI usata per assunzioni, credito, scuola, polizia, migrazione, giustizia — slittano dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027: sedici mesi di proroga. Manca solo il via libera formale del Consiglio, atteso nelle prossime settimane.

Al di là del rinvio, però, il consenso si è ristretto. A marzo il mandato a trattare aveva raccolto 569 sì; martedì i favorevoli erano 423, con le astensioni esplose da 23 a 174: la maggioranza larga che aveva costruito l'AI Act si è sfaldata per strada. A tenere insieme quel che restava è servito un contrappeso popolare, il divieto di generare o manipolare materiale intimo non consensuale e materiale pedopornografico sintetico, compreso il fronte delle app "nudifier" (che con l'AI tolgono i vestiti alle persone nelle foto), in vigore dal 2 dicembre 2026 sull'onda del mezzo scandalo Grok.

Perché conta

Il tabellone è fatto di mezze vittorie e di conti rimandati. Due soli esiti sono senza appello: una vittoria vera per le vittime dei deepfake, e una sconfitta altrettanto netta per l'idea che l'AI Act fosse uno standard finito e stabile. Per il resto, quasi tutti hanno vinto (o perso) un rinvio.

  • A incassare di più è l'industria, e con lei il fronte "competitività" che a Bruxelles sembra ormai avere il sopravvento (la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, la stessa von der Leyen). I sedici mesi di proroga vanno nella direzione che le grandi aziende europee chiedevano da luglio 2025, quando ASML, Airbus, Mistral e oltre quaranta altre firme scrissero a von der Leyen per "fermare l'orologio" (loro ne chiedevano due, di anni). Ma la vittoria va calibrata, perché buona parte di quel rinvio nasce da un problema reale più che da una resa. Gli standard tecnici — le norme pratiche che traducono la legge in "ecco come si fa" — non erano pronti, e Sebastian Hallensleben, che presiede il comitato CEN-CENELEC incaricato di scriverli, aveva avvertito che riaprire la legge rischiava di mandare all'aria anni di lavoro. Far scattare gli obblighi senza gli strumenti per rispettarli avrebbe scaricato costi sulle aziende senza dare tutele a nessuno;
  • A perdere, sul fronte opposto, sono la trasparenza e chi sull'AI ad alto rischio ci finisce sotto. Le persone valutate da un algoritmo per un mutuo, un posto o una misura di polizia aspetteranno sedici mesi in più le tutele già scritte; e nel registro pubblico dei sistemi ad alto rischio confluiranno meno informazioni di prima, lasciando ricercatori, autorità e cittadini più al buio. Una sessantina di organizzazioni per i diritti digitali, EDRi in testa, ha bollato l'operazione come una deregulation mascherata da semplificazione, e ha messo il dito sul tasto più dolente: riaprire la propria legge-bandiera prima ancora che le sue regole principali siano entrate in vigore segnala che il rulebook resta negoziabile ogni volta che una tutela diventa scomoda;
  • Vero è anche che “deregulation pura" sarebbe un’etichetta altrettanto imprecisa. Parlamento e Consiglio hanno irrigidito la bozza più lasca della Commissione, scegliendo date fisse al posto del suo "orologio legato agli standard" (un meccanismo che avrebbe rinviato a tempo indeterminato) e reintegrando l'obbligo di registrazione che la Commissione voleva cancellare. Lo stesso relatore Michael McNamara (Renew), che pure ha votato sì, ha tenuto a separare "semplificazione" da "deregulation", avvertendo che spostare l'AI dentro le regole di settore, dai macchinari ai dispositivi medici, rischia di sconfinare nella seconda. E c'è una critica più di fondo, da chi l'AI Act così com'è non lo difende affatto: per l'economista Mario Mariniello di Bruegel l'Omnibus cura il sintomo sbagliato, perché rimanda invece di ripensare un impianto — controlli tutti prima del rilascio — mal tagliato per una tecnologia che cambia continuamente. I vincitori, insomma, più che una legge migliore hanno vinto una proroga.

Adesso

  • Il primo passo è formale. Il Consiglio deve ratificare, e punta a farlo prima del 2 agosto, quando sarebbero scattate le vecchie scadenze. Ma la prova vera non è la firma, sono gli standard. Se entro la fine del 2027 le norme tecniche, le linee guida e le autorità nazionali non saranno pronte, l'Omnibus non avrà semplificato niente, e solo spostato più in là la stessa incertezza;
  • Poi c’è da tenere conto del precedente. La stessa logica — semplificare ciò che si era appena scritto — è già in moto su GDPR, ePrivacy e Data Act, nel resto del Digital Omnibus. Riaprire una legge una volta è manutenzione; farne un'abitudine logora il vantaggio storico (o presunto, sedicente tale) dell'Europa, cioè essere il posto che scrive lo standard globale che il mondo poi copia (il cosiddetto "Brussels effect"). Uno standard che cambia ogni volta che l'industria preme varrebbe, naturalmente, molto meno;
  • Resta poi il nodo di fondo, ben più importante, che nessun Omnibus tocca: al netto della battaglia di questi mesi tutta sulle regole, il problema dell'AI europea rimane a monte: domanda interna che manca, pochi clienti che la adottano, pochi prodotti da far crescere, poco capitale, pochi lab — poco tutto. Alleggerire i vincoli dà ossigeno a un'industria che però quel respiro fatica a usarlo. Mariniello la gira di nuovo verso le regole — una buona legge, sostiene, che stabilizza la domanda e spinge l'adozione — ma da qualunque lato lo si guardi il punto non cambia: l'Europa ha passato un anno a litigare su come regolare un mercato che ancora stenta ad avere.

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