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L’1,8% del PIL che vale il 17,4% d’Europa: la forza dell’agricoltura italiana
Cosa è successo?
L'agroalimentare italiano è una potenza europea: Eurostat ha appena pubblicato un rapporto sul valore aggiunto dell'agricoltura in Europa riferito al 2024. I dati mostrano che l'Italia è quarta nell'UE per peso del settore agricolo sul PIL, con l'1,8%, sopra la media europea dell'1,2%. In testa ci sono Grecia (3,2%), Romania (2,5%) e Spagna (2,3%). Il dato più rilevante per l'Italia è che il nostro paese contribuisce al 17,4% del valore aggiunto agricolo totale dell'intera Unione Europea: il primato assoluto.
In particolare, l’Italia produce nell’intera UE:
- il 34,2% dell'uva;
- il 22,2% della frutta;
- il 98% del latte di bufala.
Perché è importante?
Il fatto che l'Italia sia quarta per peso relativo sul PIL ma prima per valore assoluto racconta due cose insieme: da un lato l'agricoltura italiana è grande e produttiva, dall'altro l'economia italiana complessiva è più grande di quella di Grecia e Romania, quindi il peso percentuale scende. In secondo luogo, un'agricoltura che vale l'1,8% del PIL è comunque un settore relativamente piccolo rispetto all'industria e ai servizi, il che significa che i picchi di eccellenza (mozzarella di bufala, vino, frutta) convivono con una struttura produttiva spesso frammentata, fatta di piccole aziende poco competitive sui mercati internazionali.
E adesso?
Questi dati arrivano in un momento in cui la politica agricola europea (PAC) è sotto pressione da più fronti: le recenti proteste dei trattori hanno portato a una revisione parziale delle regole, con l'UE che ha allentato alcuni vincoli ambientali per venire incontro agli agricoltori.
Il rischio è che l'Italia si accontenti di celebrare i primati di nicchia (latte di bufala, uva, frutta) senza affrontare i problemi strutturali che rendono il settore vulnerabile e frammentato nel lungo periodo.
In più, i dazi di Trump sulle esportazioni europee, se applicati anche all'agroalimentare, colpirebbero direttamente proprio quei prodotti di eccellenza che oggi fanno bella figura nelle statistiche Eurostat.
E la siccità crescente nel Sud Italia mette a rischio nel lungo periodo proprio le produzioni mediterranee (uva e frutta in testa) che oggi rappresentano i punti di forza del nostro Paese.