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Iran: la reazione relativamente stabile dei mercati lascia supporre che la guerra sarà breve
Cosa è successo
Nonostante lo shock delle prime ore, legato soprattutto alle difficoltà del settore energia (oil&gas) e il tonfo dei mercati asiatici (che però partivano da mesi molto ricchi), i mercati finanziari hanno mostrato una certa stabilità di fronte alla guerra in Iran.
Persino i prezzi di oil and gas, dopo i picchi delle ultime giornate, sembrano essere avviati a tornare al di sotto dei livelli di guardia. Questo potrebbe indicare una certa fiducia dei mercati nel fatto che la guerra sarà relativamente breve e di conseguenze contenute.
Perché è importante
Perché ovviamente non sappiamo come e fino a quando evolverà questo conflitto. Ma l’evoluzione delle vicende sul campo e la relativa calma dei mercati lasciano supporre che la fine sia prossima.
In questo senso puntano alcuni elementi.
- Il presidente Donald Trump potrebbe voler evitare di infilarsi in una guerra lunga alla vigilia delle elezioni di mediotermine, soprattutto considerando il fatto che deve parte della sua fortuna elettorale alla promessa di non avviare nuove guerre.
- Il vero interesse di Trump potrebbe essere quello di portare a casa una vittoria di facciata, che gli consenta di affrontare la campagna elettorale potendo vantare di aver negoziato un accordo con l’Iran da una posizione di forza.
- Perché esiste una asimmetria di armamenti: l'Iran è attrezzato per una guerra lunga dal momento che produce, a poco prezzo (circa 20 mila dollari l’uno), droni Shahed. I droni possono essere fermati dai sistemi intercettori di Israele o dei Paesi arabi che però per i sistemi intercettori spendono milioni di dollari. Il risultato è una sproporzione di spesa tra i due sistemi d’arma. Inoltre quello iraniano è potenzialmente infinito. Quello arabo, israeliano e statunitense ha tempi di produzione molto lunghi
Il regime, per quanto paradossale possa suonare, potrebbe trarre vantaggio da un conflitto che si potragga per un tempo lungo. Questo perché più a lungo continua il conflitto, più a lungo dura il blocco di Hormuz e più gravi si fanno le conseguenze per l’occidente.
Nonostante le smentite ufficiali, circolano "rumor" insistenti sulla ricerca di un canale di comunicazione segreto tra Teheran e Washington. Gli investitori "comprano" queste indiscrezioni sperando che entrambe le parti vogliano evitare una distruzione reciproca delle infrastrutture critiche.
E adesso?
Ci muoviamo in un contesto di grande incertezza. Il fatto che gli investitori scommettano sul fatto che la crisi non si prolungherà nel tempo potrebbe fare sperare che si torni a una situazione di equilibrio. Ma non è scontato, perché in questo momento non è possibile sapere quali siano le condizioni venutesi a creare all’interno dell’Iran. È possibile che il regime sopravviva, ma lo faccia in un modo debole che lo porti a farsi, per reazione, più paranoico e repressivo. Allo stesso tempo è possibile che il conflitto abbia dato la stura a una serie di gruppi (politici ed etnici) intenzionati a rovesciare la Repubblica. La loro presenza potrebbe portare alla nascita di microconflitti che potrebbero destabilizzare l’intera area.