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Iran, la partita impossibile di Trump: tra minacce senza risposta e il rischio di una guerra che nessuno vuole davvero

2 min di lettura

Cosa è successo?

Trump si trova in una trappola diplomatica di sua creazione: ha schierato nel Medio Oriente la più grande concentrazione di asset militari americani dai tempi della guerra in Iraq, ha minacciato ripetutamente l'Iran, ha promesso aiuto ai manifestanti iraniani (ma Teheran non ha ceduto e non è arrivato nessun accordo).

Nel frattempo, come ha ricordato il Financial Times, Trump ha condiviso un video del conduttore Fox Mark Levin che sostiene che negoziare con l'Iran sia ormai inutile, segnalando una svolta verso posizioni più aggressive. Il segretario alla difesa Hegseth ha confermato che "tutte le opzioni sono sul tavolo", mentre l'inviato speciale Witkoff ha dichiarato che l'Iran sarebbe a una settimana dal materiale necessario per costruire una bomba, valutazione che gli esperti non condividono.

Perché è importante?

È la scommessa geopolitica più grande del secondo mandato Trump, e potrebbe innescare una guerra regionale su larga scala. L'Iran in caso di attacco colpirebbe basi americane, alleati e infrastrutture energetiche nella regione, con conseguenze globali sui prezzi del petrolio e sulla stabilità del Medio Oriente.

Sul fronte interno Trump è esposto: un quarto dei repubblicani si oppone all'intervento militare, i democratici quasi all'unanimità anche. L'intelligence israeliana stima che gli USA abbiano capacità per soli quattro o cinque giorni di bombardamenti intensi – insufficienti per un'operazione risolutiva – rendendo ancora più rischiosa una scelta militare senza una strategia chiara su cosa viene dopo.

E adesso?

Trump è intrappolato tra l'escalation retorica e militare che ha costruito e la mancanza di una exit strategy convincente. Continuare a minacciare senza ottenere concessioni erode la sua credibilità; attaccare senza un obiettivo politico chiaro rischia di trascinare gli USA in un conflitto senza fine.

Teheran nel frattempo non mostra segnali di voler cedere, scommettendo che Trump non voglia davvero la guerra. Nel mentre, il secondo portaerei USS Gerald R. Ford si sta avvicinando alla regione, la finestra per una soluzione diplomatica si sta restringendo, e secondo gli analisti gli Stati Uniti si stanno avvicinando verso una guerra ma senza una strategia.

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