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Iran: la CIA sta addestrando i curdi perché organizzino una rivolta a Teheran

3 min di lettura

Cos’è successo

Secondo uno scoop della CNN, la CIA starebbe portando avanti un programma segreto per fornire armi e addestramento a gruppi di opposizione curdi situati lungo il confine tra Iraq e Iran. L’obiettivo sarebbe quello di creare gruppi (anche armati) in grado di destabilizzare il governo di Teheran dall'interno e distrarne le difese, sfruttando le tensioni etniche e il malcontento nei confronti del regime. Una specie di rivolta armata con la benedizione e il sostegno USA.
Secondo la CNN, gli aiuti non sarebbero solo di addestramento, ma comporterebbero anche la fornitura di armi. Un altro articolo, pubblicato dal Wall Street Journal, riporta che da parte di Israele sarebbe in atto un’altra strategia che prevede di prendere di mira l'apparato di sicurezza interna dell'Iran (come le basi della polizia o gli uffici del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) responsabili della repressione dei dissidenti), cosa che potrebbe aiutare gli eventuali rivoltosi.

Perché è importante

Perché non è chiaro quanto negli obiettivi di Trump ci fosse effettivamente un regime change. Sta di fatto però che, per come funzionano le cose in Iran, e per quanto è strutturato il regime, questo non è automatico. Anzi. La morte del Leader Supremo Ali Khamenei non ha portato alla fine del regime, ma a un avvicendamento con il figlio (cosa che di fatto ha trasformato la Repubblica Islamica in una specie di monarchia) e, se possibile, a un inasprimento della repressione del regime. Inoltre i bombardamenti continui sul Paese rendono le manifestazioni di piazza, che tante volte abbiamo visto verificarsi, di fatto impossibili. Anzi: per paradosso è possibile che l’avvio dei bombardamenti USA abbia catalizzato consenso nei confronti del regime, che pure è noto per il suo essere detestato dalla popolazione.
L’ipotesi che Israele e USA possano lavorare dietro le quinte per favorire una rivolta guidata dai curdi, in realtà metterebbe in luce quanto l’obiettivo di Trump e soprattutto di Israele non fosse la ‘fine’ del programma nucleare iraniano, né la liberazione della popolazione dal regime, quanto la destabilizzazione dell’area, che potrebbe deflagrare in più microconflitti. Anche le policy di Israele di accecare l’apparato di controllo del regime potrebbero andare nella stessa direzione: non tanto quella di restituire la democrazia agli iraniani oppressi da 50 anni, quanto quella di rendere il Paese ingovernabile, e quindi militarmente e politicamente debole.

E adesso?

In questa fase non è possibile fare previsioni circa l’esito di questa guerra e di queste eventuali rivolte.
Si procede a tentoni.
L’ipotesi è che Trump intenda usare milizie curde (da sempre in rapporti pessimi con il regime) per condurre un’azione di terra per rovesciare il regime. Uno scenario possibile, ma non certo. Sia perché non sappiamo come il regime reagirà a questa possibile rivolta, sia perché non sappiamo quanto i curdi possano davvero sposare il piano di Trump, sia perché, ovviamente, non è possibile sapere come e fino a quando proseguirà la guerra. Non è detto, come accennato prima, che la caduta del regime sia possibile o che compaia tra gli obiettivi del Presidente USA. Più probabile che Trump e soprattutto Benjamin Netanyahu puntino a una complessiva destabilizzazione dell’area.

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