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Iran: l'arma invisibile, come il conflitto minaccia l'acqua di milioni di persone
Cosa è successo?
Con l'estensione del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, i paesi del Golfo si trovano di fronte a una vulnerabilità che finora era rimasta nell'ombra: quella idrica. La quasi totalità dell'acqua potabile nella regione proviene da impianti di desalinizzazione costieri: il Qatar e il Kuwait li usano al 99%, gli Emirati Arabi al 90%, il Bahrein tra il 90 e il 95%. In molte città del Golfo le riserve di acqua dolce non superano le 48-72 ore.
Perché è importante?
L'acqua non è mai stata solo una questione umanitaria: è da sempre un'arma strategica. Ciò che rende la situazione del Golfo particolarmente fragile è una asimmetria strutturale: l'Iran, con consumi idrici pro capite inferiori ai 200 litri al giorno contro i 500 degli Emirati, dipende dalla desalinizzazione per meno dell'1% del suo fabbisogno, attingendo principalmente ad acque superficiali e sotterranee, un'eredità millenaria dei qanat persiani, sistemi di irrigazione sotterranea vecchi di tremila anni. I paesi del Golfo, invece, non hanno questa resilienza storica: sono sistemi idrici costruiti sulla tecnologia moderna, centralizzati e quindi vulnerabili per definizione. In un contesto in cui il caldo estremo è già una realtà quotidiana, l'interruzione anche solo parziale dei servizi idrici può degenerare rapidamente in crisi sanitarie, collasso ospedaliero e sfollamenti di massa.
E adesso?
Le opzioni disponibili nel breve periodo sono limitate e tutte imperfette: diversificare le fonti idriche richiede anni di investimenti, rafforzare la sicurezza degli impianti è urgente ma insufficiente da solo, e le importazioni di emergenza dipendono dalle stesse rotte marittime che il conflitto mette a rischio. I Paesi più piccoli e con riserve minime, Bahrein e Qatar in testa, sono i più esposti nell'immediato. Se il conflitto dovesse prolungarsi o allargarsi, la crisi idrica potrebbe diventare il fattore umanitario più destabilizzante dell'intera regione, molto più immediato e visibile delle dinamiche militari sul campo. C'è poi una dimensione geopolitica che non va sottovalutata: chiunque riuscisse a colpire o minacciare credibilmente le infrastrutture idriche del Golfo avrebbe in mano una leva di pressione enorme, capace di piegare governi senza sparare un colpo.