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Iran: come sta beneficiando la Cina dalla guerra
Cosa è successo?
La guerra in Iran sta già ridisegnando gli equilibri militari non solo in Medio Oriente e in Europa, ma anche in Asia. Prima ancora che il conflitto cominciasse, i comandi americani hanno dirottato un gruppo di portaerei dal Mar Cinese Meridionale al Medio Oriente. Nelle settimane successive, il Pentagono ha spostato sistemi di difesa aerea sofisticati dall'Asia verso il teatro mediorientale: missili Patriot e intercettori del sistema THAAD dalla Corea del Sud, l’unico alleato asiatico a ospitare quel sistema, installato per contrastare la minaccia missilistica nordcoreana. Per la prima volta, quegli intercettori vengono rimossi. L'Australia ha inviato aerei, personale e missili. Giappone e Taiwan stanno già scontando ritardi nelle consegne di armamenti americani. In soli sei giorni sdi guerra, il costo stimato dal Pentagono al Congresso ha superato gli 11,3 miliardi di dollari, un ritmo di consumo di munizioni che sta svuotando le scorte a una velocità imprevista: i soli Patriot costano quasi 4 milioni di dollari l'uno, ne sono stati prodotti circa 600 in tutto il 2025, e ne sono già stati usati più di 1.000 in meno di due settimane.
Perché è importante?
La guerra in Iran sta smontando uno dei pilastri della strategia americana degli ultimi anni: la priorità dichiarata all'Indo-Pacifico. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva ribadito a Singapore, appena l'anno scorso, l'impegno incrollabile verso gli alleati asiatici. Oggi quella promessa suona vuota, e i governi della regione ne stanno traendo tre conclusioni precise:
- l'Asia non è davvero la priorità di Washington quando si tratta di scegliere;
- la Cina ne esce rafforzata, con i prezzi del petrolio in rialzo, le borse asiatiche in caduta, la benzina razionata nelle Filippine, Pechino si presenta come l'unica potenza affidabile nella regione, e i media di stato cinesi non perdono occasione per amplificare la narrativa del declino americano. Nel frattempo, le forze marittime cinesi restano attive attorno a Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale, dove il dragaggio per la costruzione di nuove installazioni alle isole Paracel si è intensificato proprio nelle ultime settimane;
- gli alleati non possono contare sugli USA per le forniture di armi. Il Giappone ha già rilevato 118 ordini di armamenti americani per circa 7,2 miliardi di dollari non consegnati a distanza di almeno cinque anni dalla firma dei contratti. Taiwan vede peggiorare una situazione già critica. La rimozione del THAAD dalla Corea del Sud è particolarmente simbolica: quando fu installato, nel 2017, la Cina rispose con boicottaggi commerciali e blocco del turismo verso Seul. Ora sono gli stessi americani a smontarlo per portarlo in Medio Oriente.
E adesso?
La risposta degli alleati asiatici è già in corso, e va in una direzione sola: più autonomia strategica. Il Presidente sudcoreano Lee ha detto apertamente al suo gabinetto che il Paese non può fare in modo che la propria volontà prevalga su quella americana, e che bisogna prepararsi a scenari senza supporto esterno. Il Giappone sta sviluppando internamente sistemi missilistici a lungo raggio. La Corea del Sud ha ottenuto a ottobre il via libera americano per sviluppare sottomarini a propulsione nucleare, un passo che alcuni esperti leggono come anticamera di un programma nucleare autonomo. Taiwan sta rivalutando la propria dipendenza da Washington per le forniture militari. Quello che la guerra in Iran sta accelerando, in Asia, è una corsa agli armamenti tra potenze medie che non si fidano più dell'ombrello americano come unica garanzia di sicurezza. Per la Cina, è esattamente lo scenario migliore: un'America impantanata in Medio Oriente, alleati asiatici disorientati, e spazio libero per consolidare influenza militare, economica e narrativa nella regione che considera di proprio dominio.