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Iran: com'è andato l'incontro fra Trump e Merz alla Casa Bianca
Cosa è successo?
Ieri il Cancelliere tedesco Friedrich Merz è arrivato alla Casa Bianca per il suo terzo incontro con Donald Trump in meno di un anno ed è stato il primo capo di governo straniero a incontrare il presidente americano dopo l'inizio della guerra contro l'Iran. L'agenda originaria, incentrata su dazi e Ucraina, è stata di fatto travolta dalla crisi mediorientale. Merz ha dichiarato davanti alle telecamere di sentirsi "sollevato" all'idea che "il regime iraniano stia per finire", allineandosi esplicitamente con la posizione americana.
Nello Studio Ovale Trump ha dominato la scena: ha attaccato la Spagna - che per scelta del premier Pedro Sanchez non ha fornito le sue basi militari per l'attacco all'Iran - minacciando di tagliare tutti i rapporti commerciali, e ha definito il premier britannico, Keir Starmer, "non esattamente Winston Churchill". Merz ha ascoltato in silenzio, senza interrompere né obiettare. Il cancelliere aveva dichiarato il giorno prima: "Non è il momento di fare la morale ai nostri partner e alleati". In compenso ha ottenuto elogi espliciti: Trump lo ha paragonato positivamente ad Angela Merkel, definendo la Germania "un Paese rispettato".
Perché è importante?
La scena dello Studio Ovale racconta qualcosa di più di una visita diplomatica: racconta la nuova geometria del potere in Europa. Merz, che per mesi aveva invocato autonomia strategica europea e riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti, ha scelto di non intervenire mentre Trump umiliava pubblicamente due alleati NATO, il premier spagnolo e il capo del governo britannico. È un silenzio che ha un peso politico preciso: la Germania, prima economia europea, ha di fatto legittimato la guerra in Iran senza ottenere nulla di concreto in cambio, né sui dazi né sull'Ucraina. Sul fronte commerciale, i dazi USA restano al 10% con minaccia del 15%: la Corte Suprema americana ha sì dichiarato illegali le tariffe basate sull'IEEPA, ma Trump ha immediatamente introdotto nuovi dazi generalizzati sulle esportazioni tedesche. Merz ha incassato la promessa di un "dialogo esplorativo", che i suoi stessi consiglieri non definiscono una svolta. Nel frattempo in Germania il prezzo della benzina ha superato i 2 euro, e i prezzi del gas sono quasi raddoppiati. Trump ha promesso che "quando avremo finito con l'Iran, il prezzo del petrolio scenderà a livelli mai visti prima": una promessa senza garanzie.
E adesso?
Merz ha posto una condizione minima: "L'Ucraina deve avere il suo territorio e i suoi interessi di sicurezza protetti". Una frase misurata, preparata con cura, pronunciata quasi di corsa prima che i giornalisti tornassero a fare domande a Trump. Sul dopo-Iran, il cancelliere ha aggiunto: "Dobbiamo parlare della strategia una volta che il regime sarà rimosso, questo riguarda anche l'Europa e la sicurezza di Israele". È la rivendicazione di un posto al tavolo del dopoguerra, non di una voce nel conflitto in corso. L'ex capo della CIA, David Petraeus, ha dichiarato a Euronews che "la partecipazione dell'Europa alla guerra in Iran è una possibilità": un segnale che la pressione americana verso gli alleati potrebbe crescere. Per ora la Francia ha già mobilitato sistemi anti-drone a Cipro. La domanda che rimane aperta è se il modello Merz - approvazione silenziosa in cambio di rispetto formale - sia una strategia o una resa.