News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Intelligenza artificiale e geopolitica: un ordine bipolare con margini multipolari
Cosa è successo?
Secondo l’Atlantic Council, il biennio 2025–26 segna un’accelerazione decisiva della competizione USA–Cina per la leadership nell’intelligenza artificiale. Entrambi i Paesi stanno avanzando rapidamente su modelli fondativi, data center, semiconduttori ed energia. Washington ha esplicitato l’uso dell’AI come strumento geopolitico: la National Security Strategy di dicembre 2025 afferma che tecnologia e standard statunitensi devono “guidare il mondo”, in particolare in AI, biotech e quantum. In questo quadro si inserisce anche la scelta di consentire a Nvidia l’export controllato di chip avanzati H200 verso la Cina, segnando il passaggio dal contenimento totale a una strategia di dominanza controllata. Parallelamente, potenze intermedie cercano spazio: l’India prepara un LLM sovrano nel 2026, mentre l’Europa aumenta gli investimenti in AI per la difesa e nelle “gigafactory” di calcolo.
Perché è importante?
L’ordine emergente dell’AI è bipolare al centro ma multipolare ai margini. Stati Uniti e Cina fissano il confine tecnologico e normativo, mentre gli altri attori competono per rilevanza all’interno di ecosistemi definiti da questi due poli. L’accesso a infrastrutture di calcolo, chip e standard non è più neutrale, ma sempre più legato all’allineamento geopolitico. In questo contesto, la tradizionale neutralità tecnologica diventa difficile da sostenere.
E adesso?
La competizione sull’AI tenderà a strutturarsi come una scelta di campo, più che come un semplice mercato globale. I Paesi che non controllano il “core” dovranno decidere se specializzarsi, allearsi o accettare una posizione subordinata negli stack tecnologici dominanti. Per Europa e potenze medie, la sfida sarà trasformare investimenti e capacità regolatoria in autonomia strategica credibile, evitando di restare solo consumatori di tecnologie e standard definiti altrove.