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In Ucraina si parla di elezioni entro maggio. È realistico?
Cosa è successo?
Un articolo pubblicato sul Financial Times ha fatto circolare l'ipotesi che il prossimo 24 febbraio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky possa indire nuove elezioni presidenziali e, contemporaneamente, un referendum relativo a un possibile accordo di pace, da tenersi entrambi entro il 15 maggio 2026.
Perché è importante?
Per due ragioni che però seguono due fili logici completamente diversi.
- Il primo: è vero, Zelensky intende convocare il voto perché ritiene che entro maggio ce ne saranno le condizioni. Se questo fosse vero vorrebbe dire che la guerra è prossima alla fine. Infatti, la legge marziale ucraina vieta di convocare elezioni in tempo di guerra. Inoltre, se si dovesse convocare un referendum su un piano di pace, questo dovrebbe presupporre che un piano di pace esista.
- Il secondo: no, la convocazione delle elezioni e di un referendum non è verosimile alle condizioni attuali e alla luce degli sviluppi del processo di pace. Se così fosse, questo significherebbe che la decisione di Zelensky di ipotizzare un annuncio del genere potrebbe essere solo una blandizie e un mero segnale di buona volontà nei confronti degli USA, sempre più spazientiti rispetto all’immobilità del processo di pace. Curioso in tal senso che gli USA mostrino segni di spazientimento nei confronti dell’Ucraina, che non vuole cedere parte del territorio che ancora controlla, e non nei confronti della Russia, che invece continua a considerare conditio sine qua non per ogni accordo la cessione ucraina di un territorio che la Russia non ha mai espugnato.
E adesso?
Alla luce di quanto detto c’è profondo scetticismo circa la fattibilità reale delle consultazioni. Gli esperti e le fonti diplomatiche ritengono la tempistica di maggio "irrealistica" a causa di ostacoli insormontabili: la necessità di modificare la legge marziale in tempi record, l'assenza di un piano di pace concreto da sottoporre a referendum e l'impossibilità tecnica di far votare milioni di sfollati e soldati al fronte. È probabile che l'iniziativa rimanga un gesto simbolico rivolto alla Casa Bianca, più che l’avvio di un nuovo processo elettorale.