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In due anni raddoppiano i lavoratori europei che usano l'AI e arrivano al 52%, ma la produttività cresce solo dello 0,35%

Cos’è successo
L'adozione dell'AI nei luoghi di lavoro sul suolo europeo è raddoppiata in appena due anni, passando dal 26% del 2024 al 52% del 2026. Secondo i dati raccolti dall'indagine mensile Consumer Expectations Survey (sondaggio che rileva aspettative e abitudini economiche dei cittadini), condotta dalla Banca centrale europea su un campione rappresentativo di circa 20.000 lavoratori (distribuiti in 11 Paesi della zona euro), la maggioranza assoluta degli impiegati integra gli strumenti AI nei propri flussi operativi, con una media di circa tre giorni a settimana. Tuttavia, il grado di penetrazione dell'AI varia nettamente sul piano demografico e professionale, dove l'adozione raggiunge il 61% tra i lavoratori in possesso di una laurea contro il 37% registrato tra chi ha livelli di istruzione inferiori, mostrando al contempo un divario di circa 20 punti percentuali a favore delle fasce più giovani rispetto ai colleghi più anziani.
A livello di tempo risparmiato, chi usa l'AI dichiara di guadagnare in media tre ore a settimana, che corrispondono a circa il 7,7% dell'orario di lavoro mediano. Il punto è che questi vantaggi cambiano a seconda della mansione specifica che svolgi ogni giorno. Chi usa l'AI per scrivere o correggere codice informatico (il cosiddetto debugging, cioè scovare gli errori nei programmi) riesce a recuperare persino più di otto ore a settimana, anche se questa attività riguarda appena l'8% dei lavoratori; al contrario, le operazioni quotidiane più diffuse come cercare informazioni, redigere testi o revisionare bozze garantiscono un risparmio di tempo molto più contenuto. Se poi allarghiamo lo sguardo a tutta l'economia della zona euro e non soltanto a chi usa già l'AI, il guadagno reale di efficienza scende a un modesto 3,8%.
Perché conta
- La liberazione di ore lavorative da parte dei dipendenti si traduce in un effettivo incremento della produttività complessiva soltanto se le aziende dimostrano di saper riallocare quel tempo verso attività strategiche ad alto valore aggiunto, evitandone la dispersione in compiti secondari o meno diretti;
- L'impatto effettivo dell'AI sulla crescita della produttività aggregata (indicatore economico che misura la capacità produttiva di un intero sistema) resta stimato dalla BCE attorno a un +0,35% all'anno, all'interno di un dibattito globale i cui scenari a dieci anni oscillano tra uno 0,1% e un 3,4%;
- Persiste un significativo freno culturale e organizzativo all'adozione della tecnologia, evidenziato dal fatto che il 41% dei lavoratori e il 34% dei manager dichiarano di non avere alcun interesse verso l'utilizzo dell'AI, infatti un terzo degli intervistati non la utilizza e la ritiene del tutto irrilevante per le proprie mansioni quotidiane.
Adesso
- Aziende e autorità dovranno concentrare risorse e investimenti per la formazione specifica dei dipendenti, considerando che quasi metà dei lavoratori vede nella mancanza di competenze e nella scarsa chiarezza sui benefici, il motivo principale per cui non utilizza l'AI;
- Circa la metà delle imprese europee si dice pronta a investire in corsi di aggiornamento nei prossimi 12 mesi per colmare il divario d'uso, cercando così di sbloccare il potenziale dell'AI anche tra quella fascia di personale che ancora la guarda con scetticismo o diffidenza;
- Le dirigenze saranno tenute a superare le resistenze interne e ad introdurre politiche aziendali di supporto più strutturate, trasformando l'integrazione dell'AI da una singola iniziativa lasciata alla 'spontaneità' dei dipendenti a una vera e propria strategia organizzativa di lungo periodo.