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Il sindacato dei lavoratori di Google DeepMind passa con il 98%: sarebbe il primo in un lab AI di frontiera

Cosa è successo
Un gruppo di lavoratori britannici di Google DeepMind ha chiesto all'azienda di riconoscere la Communication Workers Union e Unite come rappresentanti del personale UK del lab. La CWU sostiene che il 98% dei propri iscritti ha votato a favore, mentre Google precisa che non c'è stato un voto di sindacalizzazione dell'intera unità. Con almeno mille persone potenzialmente coperte, DeepMind diventerebbe il primo laboratorio AI di frontiera con una rappresentanza sindacale formale.
A spingere i lavoratori è soprattutto il nuovo fronte militare di Google. La settimana scorsa il Pentagono USA ha confermato accordi con sette aziende, Google inclusa, per portare sistemi e infrastruttura AI su reti classificate. Per Google, la formula consente l'uso dell'AI per "qualsiasi scopo governativo lecito" — lo stesso perimetro che aveva fatto esplodere lo scontro con Anthropic. C'è poi Project Nimbus, il contratto cloud da $1,2 miliardi con il governo israeliano, già al centro delle proteste interne costate nel 2024 decine di licenziamenti.
I promotori chiedono di ripristinare l'impegno, rimosso dai principi AI di Google nel febbraio 2025, a non sviluppare tecnologie per armi o sorveglianza contrarie alle norme internazionali. Vogliono anche un organismo etico indipendente e il diritto di non lavorare su progetti giudicati moralmente inaccettabili.
Perché è importante
Nel 2018, dopo Project Maven, le proteste interne convinsero Google a non rinnovare il lavoro con il Dipartimento della Difesa e a pubblicare principi AI che escludevano armi e sorveglianza illegittima. Otto anni dopo il quadro è rovesciato. Quei principi sono stati riscritti, il deal classificato è stato firmato comunque, più di 600 dipendenti non sono bastati a fermarlo e su Project Nimbus Google ha risposto con i licenziamenti.
La pressione reputazionale ha smesso di bastare. Quando i principi aziendali possono essere cambiati perché ostacolano un contratto, il dissenso etico non si limita più alla lettera aperta o alla reputazione. La sindacalizzazione prova a sostituire i principi riscrivibili con qualcosa che Google deve negoziare. Chi costruisce quei sistemi rivendica almeno un potere minimo sulla loro governance.
Sul piano legale, i ricercatori non hanno un veto sui contratti militari. In un lab di frontiera, però, rendere più costoso ignorare i lavoratori non è poco. Uno sciopero della ricerca su sistemi come Gemini, anche solo come ipotesi, pesa più di quanto suggerisca la “semplice” cornice britannica.
E adesso?
Google ha dieci giorni lavorativi per riconoscere volontariamente la richiesta o aprire una mediazione. Altrimenti i promotori possono avviare la procedura prevista dalla legge britannica. Anche con un esito favorevole, la partita sarebbe appena iniziata. Ottenere rappresentanza non significa ancora incidere sui processi interni che autorizzano l'uso militare dei modelli.
Con OpenAI e Anthropic in espansione a Londra, i sindacati britannici sperano che il caso DeepMind apra spazio altrove. Finora la governance dell'AI è stata trattata soprattutto come materia da governi e aziende; qui però entrano in gioco lavoratori, con uno strumento meno elegante ma più difficile da liquidare come semplice dissenso individuale.
Il Pentagono, intanto, ha comunque ottenuto l'accesso che cercava. Anthropic è rimasta fuori dal gruppo di fornitori, mentre Google e gli altri sono dentro con guardrail abbastanza elastici da non intralciare troppo l'uso operativo. La sindacalizzazione di DeepMind tenta di riaprire dall'interno una partita che a livello contrattuale sembrava già chiusa. Non è detto che basti, ma per una parte di chi costruisce questi modelli l'alternativa non è più accettare o dimettersi. È organizzarsi.