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Il piano di riarmo dell’UE si sta dimostrando complicato del previsto

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Il piano di riarmo dell’UE si sta dimostrando complicato del previsto

La ragione di tanta difficoltà sta in tre aspetti della vicenda: uno politico, uno logistico, uno tecnologico

  • Politico: l’UE arriva da trent’anni di sostanziale concordia politica nel corso dei quali però, sia perché c’era sostanziale concordia e quindi nessuno sentiva la necessità di cercare altre strade, sia perché non si voleva in nessun modo incrinare questa concordia, non si è fatto nulla per limitare o cambiare gli ambiti di autonomia dei singoli stati e creare un soggetto politico- se non proprio federale- quanto meno più forte. Questo ha fatto sì che moltissime (anzi: praticamente quasi tutte) questioni siano ancora di competenza degli Stati e non di un governo europeo. Tra queste ricade buona parte della politica estera dei singoli Paesi, che come noto, in quel campo, vanno ognuno per conto suo, e della difesa. I problemi - oltre agli sprechi, le ridondanze, le assenze di interoperabilità- che l’assenza di un esercito comune europeo provoca sono note. Così, anche se non proprio noti, sono prevedibili, i problemi che la sua assenza potrebbe provocare nel caso in cui un Paese europeo venisse attaccato da una potenza straniera.

  • Logistico: Allo stato attuale, dunque, non è possibile parlare di difesa europea. Al massimo si può parlare di difesa dei Paesi europei. Questa, per ovvie ragioni, richiede ampi fondi e che l’UE sta copiosamente finanziando, attraverso un mix di fondi propri, prestiti garantiti, flessibilità fiscale nazionale e ruolo ampliato della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), con l'obiettivo di mobilitare circa 800 miliardi di euro via Readiness 2030 (o ReArm Europe Plan). Ma questi finanziamenti potrebbero non essere sufficienti dal momento che non è sufficiente avere dei soldi da spendere. Occorre anche sapere per cosa spenderli. E in questo gli eserciti europei appaiono in difficoltà. Soprattutto perché arrivano da decenni nei quali il settore difesa è stato a lungo trascurato, gli arsenali sono stati lasciati invecchiare e sguarnirsi, e gli eserciti si sono fatti meno numerosi. Inoltre, per decenni, il tema (per fortuna, per altro) non è stato in agenda. La Francia, inoltre, unico Paese europeo ad avere armi nucleari, è l’unico che ha sviluppato sistemi di deterrenza. Alla luce di tutto questo, però, il semplice acquisto di armi potrebbe essere un palliativo, a meno che non si decida di inserirlo in un complesso, e politicamente insidioso, piano di ristrutturazione delle forze armate. Forze armate che in un mondo ideale potrebbero essere europee. Ma che - in mancanza d’altro- sarebbe sufficiente fossero nazionali.

  • Tecnologico: La scorsa primavera, quando il Presidente Trump aveva ventilato l’ipotesi di ritirare il sostegno USA all’Ucraina, secondo alcune stime emerse che, pur con molta fatica e sforzi, i Paesi europei avrebbero potuto astrattamente rimpiazzare gli aiuti in armi degli americani. Quello che non avrebbero potuto sostituire, però, sarebbe stato il contributo americano in tecnologia e intelligence. Inoltre, l’uscita del Regno Unito dall’Unione è coincisa con l’uscita dell’Unione dai Five Eyes, la rete di condivisione di informazione che unisce i servizi di USA, UK, Australia, Canada e Giappone. Essere fuori da questa rete ci rende, evidentemente, più lenti e meno informati. E senza velocità e informazioni, qualunque arsenale, anche il più fornito, serve a poco.

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