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Il Parlamento Ue modifica le regole sul monitoraggio dei messaggi privati e rispedisce il testo all'esame dei governi nazionali

Cos’è successo
Il 9 luglio il Parlamento europeo ha esaminato la posizione con cui il Consiglio vuole ripristinare la deroga soprannominata Chat Control 1.0, che dal 2021 allo scorso aprile consentiva alle piattaforme di cercare volontariamente materiale pedopornografico nelle comunicazioni private. Per respingerla in seconda lettura servivano 360 voti; la mozione di rigetto ne ha raccolti 314, con 276 contrari e 17 astensioni, fermandosi 46 voti sotto la soglia.
L'Eurocamera ha però approvato alcuni emendamenti che escluderebbero le comunicazioni protette da crittografia end-to-end — quella che rende i messaggi leggibili soltanto da mittente e destinatario. Avendo modificato la posizione del Consiglio, il Parlamento ha rimandato il testo ai governi nazionali — e la deroga, scaduta il 3 aprile, non è ancora tornata in vigore.
Perché conta
Nel concreto, Chat Control 1.0 ritaglia un'eccezione alla direttiva ePrivacy, la norma europea che tutela la riservatezza delle comunicazioni. Una piattaforma può scegliere di applicare filtri automatici a messaggi ed email non cifrati e inoltrare alle autorità i contenuti segnalati, senza che l'utente sia sospettato o un giudice abbia autorizzato il controllo. La misura è volontaria per l'azienda; chi usa il servizio può comunque finire dentro il filtro.
Dopo la bocciatura di marzo e la scadenza del 3 aprile, il Consiglio ha ripreso il testo su impulso di Roberta Metsola, presidente dell'Eurocamera ed esponente del Partito popolare europeo (EPP). Il 7 luglio, 331 deputati contro 304 hanno poi concesso la procedura d'urgenza, saltando la commissione competente nell'ultima plenaria prima della pausa estiva. Quel percorso, previsto dai Trattati, ha così riportato in Aula una misura appena respinta con un ostacolo più alto per chi voleva fermarla;
Il Consiglio e le organizzazioni per la tutela dei minori ricordano, a ragione, che quelle segnalazioni aiutano a individuare vittime e abusi — e che, senza la deroga, parte del flusso potrebbe interrompersi. Quell'utilità si paga affidando a una società privata la scelta di filtrare le comunicazioni di utenti non sospettati, con gli eventuali casi poi inoltrati alle autorità. Per questo il Garante europeo della protezione dei dati ha chiesto una base giuridica più chiara e garanzie contro controlli generali e indiscriminati;- Il Consiglio ha tre mesi per accettare le modifiche e riportare la deroga in vigore fino al 3 aprile 2028. Un rifiuto aprirebbe la conciliazione, il tavolo in cui le due istituzioni tentano un ultimo compromesso — una procedura usata molto di rado. Nel frattempo, la base europea per le scansioni volontarie è sospesa;
A settembre riprenderà anche il negoziato su Chat Control 2.0, la proposta permanente presentata dalla Commissione nel 2022. Quel testo introdurrebbe obblighi stabili per le piattaforme e “ordini di rilevazione”, con cui un'autorità potrebbe imporre controlli su determinati servizi. Governi e Parlamento discutono ancora fin dove possano spingersi dentro le comunicazioni cifrate, e se debbano colpire servizi a rischio o persone già sospettate;
Nata nel 2021 per guadagnare il tempo necessario a scrivere proprio quelle regole, la soluzione temporanea potrebbe arrivare al 2028. La sua semplice disponibilità toglie urgenza ai governi nel negoziare un regime permanente più mirato; sette anni dopo, continuare a chiamarla “ponte” richiederebbe una certa elasticità lessicale.
L'esclusione delle comunicazioni cifrate protegge un'infrastruttura essenziale per la riservatezza, ma lascia nel perimetro il resto delle conversazioni private senza richiedere un sospetto individuale. Un limite più incisivo avrebbe circoscritto i controlli agli account indicati da un giudice — ma i 322 voti raccolti si sono fermati sotto i 360 necessari.
Adesso
Il Consiglio ha tre mesi per accettare le modifiche e riportare la deroga in vigore fino al 3 aprile 2028. Un rifiuto aprirebbe la conciliazione, il tavolo in cui le due istituzioni tentano un ultimo compromesso — una procedura usata molto di rado. Nel frattempo, la base europea per le scansioni volontarie è sospesa.
A settembre riprenderà anche il negoziato su Chat Control 2.0, la proposta permanente presentata dalla Commissione nel 2022. Quel testo introdurrebbe obblighi stabili per le piattaforme e “ordini di rilevazione”, con cui un'autorità potrebbe imporre controlli su determinati servizi. Governi e Parlamento discutono ancora fin dove possano spingersi dentro le comunicazioni cifrate, e se debbano colpire servizi a rischio o persone già sospettate.
Nata nel 2021 per guadagnare il tempo necessario a scrivere proprio quelle regole, la soluzione temporanea potrebbe arrivare al 2028. La sua semplice disponibilità toglie urgenza ai governi nel negoziare un regime permanente più mirato; sette anni dopo, continuare a chiamarla “ponte” richiederebbe una certa elasticità lessicale.