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Il Parlamento Europeo conferma l’obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040

3 min di lettura

Cosa è successo?

Ieri il Parlamento Europeo ha votato l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni climalteranti del 90% entro il 2040. Si tratta del cosiddetto obiettivo intermedio, che si colloca tra il primo, ossia la riduzione del 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 (sulla buona strada per essere raggiunto), e quello finale del 100% entro il 2050.

Perché è importante?

Per ragioni politiche e di metodo

  • Politiche: l’obiettivo di ridurre le emissioni del 100% entro il 2050 è il cuore del Green Deal europeo, presentato alla fine del 2019 e considerato il piano di tutela del clima più ambizioso del mondo. Rispetto al 2019 e alla presentazione del piano, ovviamente, molte cose sono cambiate dal punto di vista politico. Nel Parlamento del 2019 c’era una numerosa compagine di deputati di sinistra e verdi, ovviamente favorevoli al piano, e in generale il sentiment in UE era a favore del progetto (c’era stata, in quei mesi, l’esplosione del fenomeno Fridays for Future). Oggi invece le cose paiono diverse: non solo le compagini di sinistra e verdi si sono ridotte di numero, ma allo stesso tempo le posizioni di estrema destra e negazioniste climatiche hanno assunto grande peso. Nel frattempo, poi, anche da parte delle compagini popolari e liberali si è affermata una certa freddezza rispetto al Green Deal, considerato troppo oneroso per le aziende e deprimente per l’occupazione, oltre che sostanzialmente impopolare e dunque elettoralmente sconveniente. Il voto di ieri dunque arriva come una relativa sorpresa, perché mette in cassaforte l’obiettivo di ridurre le emissioni complessive dell’UE, nonostante gli equilibri politici siano evidentemente cambiati. Nonostante questo, il testo è considerato un compromesso al ribasso e un sostanziale passo indietro rispetto al piano originario.

  • Di metodo: Nonostante l’obiettivo sia stato confermato e, come dicevamo, "messo in cassaforte", non è stato comunque il massimo obiettivo possibile. Questo perché, a motivo del mutato scenario politico, è considerato una soluzione di compromesso e al ribasso.

Tra i dubbi di chi si è opposto:
1- Si teme che l’obiettivo così strutturato non consenta di centrare i limiti imposti dagli Accordi di Parigi (aumento delle temperature entro un grado e mezzo rispetto all’era pre industriale)
2. L’enfasi sulle tecnologie di cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS), molto controversa in termini di risultati
3. La possibilità di fare ampio uso dei crediti internazionali di carbonio (fino al 5% dal 2036).
4. Il testo non stabilisce una data di fine tassativa per l'uso di gas e petrolio.
5. Il testo prevede che l’obiettivo possa essere rivisto e ricalibrato ogni due anni.

E adesso?

Toccherà al Consiglio, che a meno di sorprese, dovrebbe vararne l’approvazione definitiva. Dopo di che ogni Paese avrà libertà di decidere come raggiungere l’obiettivo, secondo misure che considera le più adatte per sé, la propria economia e il proprio quadro sociale.

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