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Il nuovo sistema di controllo biometrico Ue manda in tilt gli aeroporti con code fino a 5 ore e alcuni operatori ne chiedono la sospensione

Cos’è successo
Da aprile, chi entra nell'area Schengen da un Paese terzo non riceve più un timbro sul passaporto, ma lascia foto e impronte a un sistema biometrico, l'Entry-Exit System (EES). Doveva essere "il confine più moderno del mondo"; col pieno rollout e l'arrivo dell’estate è diventato un ingorgo. Tempi di transito più che raddoppiati, stima la società Veovo, code fino a cinque ore ai picchi secondo aeroporti e vettori, voli mezzi vuoti — a Linate un easyJet è partito con 34 passeggeri su 156. I ritardi di frontiera, dice una compagnia aerea al Financial Times, sono saliti di un terzo.
Gli aeroporti di Roma parlano di "disastro" e chiedono di sospenderlo per luglio e agosto; Grecia e Portogallo l'hanno già staccato a tratti. Ryanair ed easyJet lo definiscono "mezzo cotto". Bruxelles ribatte che funziona — dice di aver bloccato 43.700 ingressi irregolari e scovato casi di identità false — ma Von der Leyen ammette "ancora parecchio lavoro da fare" sui problemi tecnici. Per domani, martedì, è previsto un vertice di crisi con gli esponenti del settore.
Perché conta
L'UE voleva un confine unico e digitale, ma ha lasciato che ogni Stato tenesse il proprio software e comprasse il proprio hardware, imbullonandoli a una piattaforma centrale. Ne è uscito un mosaico di 29 Paesi e fornitori diversi — le code nascono infatti lì, tra le giunture, non nei singoli bug.
- Al terminal Eurostar di St Pancras i chioschi sono ancora nell'imballo, dacché un bug non passa i dati all'autorità francese. Caso esemplare — tenere insieme decine di organizzazioni nazionali, ciascuna col suo appalto e fornitore, vuol dire che ogni pezzo cede per conto suo; e anche la piattaforma centrale è nata male, con l'appalto ad Atos, IBM e Leonardo lievitato — ricostruisce il FT — da 142 a 212 milioni di euro tra ritardi e penali. Stati Uniti e Cina un confine digitale ce l'hanno da tempo, ma sono un attore solo, e dunque lo installano identico ovunque. Bruxelles, che ha invece dovuto negoziarlo tra tutti, si trova con un sistema che, giunto al picco, cede irrimediabilmente;
- Il gestore degli Aeroporti di Roma, Marco Troncone dice chiaramente che “il problema è legato al modo in cui il processo è stato progettato, non alla sua implementazione”. Il sistema è stato infatti disegnato attorno ai requisiti del regolatore — come quante minacce vengono fermate o quanti viaggiatori vengono registrati — e non attorno al carico reale di un hub; e, peraltro, con "input limitato dagli aeroporti". Ogni passaggio in più, per decine di migliaia di transiti al giorno, si trasforma in aumenti di coda: Roma è riuscita a scendere ad un tempo medio di 90 secondi a testa, ma per 50-60.000 passeggeri, semplicemente, non basta;
- Si aggiunge a tutto questo la natura stessa del processo biometrico, per cui la prima registrazione di impronte e volte richiede intrinsecamente più tempo dei passaggi successivi di sola verifica. Frontex, l'agenzia di frontiera UE, assicura infatti che "in un anno o due il processo si assesterà"; ma quel carico è stato scaricato tutto al confine, in piena estate, senza un ripiego coerente. I ritardi sono imprevedibili — "è come l'acchiappa-talpa", dice — e il confine venduto come il più moderno del mondo è, per ora, più lento di un timbro.
Adesso
- Nell'immediato l’orizzonte temporale principale ruota attorno a settembre, quando scadrà la deroga che oggi lascia agli Stati la possibilità di spegnere le biometrie se le code dovessero esplodere. Senza, il rischio è che il sistema ricada al Natale, con aeroporti e compagnie aeree che chiedono infatti di poterlo staccare a oltranza, finché non funzionerà su scala. Il vertice di martedì con la Commissione dirà quanta flessibilità si è disposti a concedere;
- Chi come Troncone lamenta che toppe dovevano esserci dall'inizio ha ragione. Perché non si tratta di toppe, ma proprio di scelte di progettazione dell’intero servizio, dai chioschi che funzionano nell’interscambio di dati a personale sufficiente per gestire tutto. E, ancora di più, un'app di pre-registrazione che consenta alle persone di registrare e fornire i dati biometrici prima di partire — oggi attiva solo in Portogallo e Svezia;
- Che il sistema, sul suo scopo, qualcosa di efficace lo faccia è vero: overstayer e documenti falsi vengono effettivamente intercettati. La parte difficile che nessun software risolve da solo è però un'altra: far combaciare la regola con l'operazione alla scala di un continente. Come arriveremo a Natale?