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Il monopolista mondiale delle macchine che stampano i chip più avanzati è europeo ma vende il 99% fuori dal continente

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Il monopolista mondiale delle macchine che stampano i chip più avanzati è europeo ma vende il 99% fuori dal continente

Cos’è successo

Christophe Fouquet, amministratore delegato di ASML — il più grande gruppo tech europeo, monopolista della litografia EUV, le macchine che stampano i chip più avanzati — ha commentato pubblicamente il pacchetto sovranità varato da Bruxelles. Lo accoglie con favore e applaude la svolta verso una politica guidata dalla domanda. Ma mette in guardia contro gli elementi che restano dal lato dell'offerta, e contro l'idea che sia la Commissione a "pilotare" i progetti strategici: meglio, dice, evitare la burocrazia e affidarsi alle competenze del privato.

Le sue parole cadono in un momento di marcia indietro. A maggio l'Ue ha concordato l'AI Omnibus, un pacchetto che semplifica e rinvia il suo stesso AI Act — gli obblighi sui sistemi ad alto rischio slittano di sedici mesi, le soglie di favore per le PMI si allargano — dopo che ASML (insieme ad Airbus, Ericsson, Mistral, Nokia, SAP e Siemens) aveva chiesto a von der Leyen di ammorbidire la legge. L'Europa, in altre parole, sta sfilando i paletti che aveva piantato per prima.

Perché conta

Fouquet dice una cosa che difficilmente si potrebbe leggere in un comunicato di Bruxelles: il vincolo dell'Europa, prima ancora delle regole o dei sussidi, è la domanda che non c'è. Il continente ha regolato l'AI prima di avere prodotti europei da far crescere, e ora si appresta a sussidiare un mercato che non ha mai costruito. Lo cattura una sua battuta sulla "preferenza europea" negli appalti pubblici — per avere una preferenza, prima bisogna avere qualcosa da preferire.

  • La prova sta nei conti stessi di ASML: il 99% delle macchine le vende fuori dall'Europa. Il campione c'è, ma il continente non è un suo cliente, perché i chip più avanzati, in Europa, non li usa quasi nessuno — mancano i grandi data center e le applicazioni che li domandano. Per questo, avverte Fouquet, una fabbrica di chip costruita con denaro pubblico rischia di essere uno spreco, che esporterebbe tutto negli Stati Uniti. "Lasciatele costruire ai campioni industriali", dice, "sanno farlo loro";
  • Sull'AI Act è ancora più netto. L'Europa, per Fouquet, ha messo gli ostacoli prima che le aziende imparassero a camminare: "Non avevamo ancora iniziato a correre, e già li avevamo tutti davanti". L'Omnibus che ora lima quelle regole è il mezzo riconoscimento dell'errore; ma Fouquet liquida pure il vizio della semplificazione ("fare una cosa complicatissima e poi semplificarla per ottenere qualcosa di buono è un po' strano") e chiede di scrivere le regole insieme a chi dovrà rispettarle;
  • Ed è lo stesso vizio che intravede nel pacchetto sovranità. La svolta verso la domanda c'è, e Fouquet la elogia; ma gli elementi dal lato dell'offerta — la Commissione che seleziona e monitora i "progetti strategici", la preferenza europea negli appalti — restano il vecchio istinto di pilotare dall'alto. Va detto che la ricetta del campione non è disinteressata, ed è la richiesta classica dell'industria, ASML compresa. Ma la diagnosi regge lo stesso, e Bruxelles ne riconosce metà: la fiducia che l'AI Act darebbe, ribatte la Commissione, porta adozione e investimenti. Solo che l'adozione, in Europa, latita.

Adesso

  • Il banco di prova sarà nei dettagli del pacchetto, non nei princìpi. Da seguire se la "preferenza europea" e i progetti pilotati dalla Commissione diventeranno vincoli effettivi — il riflesso dirigista — o se prevarrà la svolta sulla domanda, magari per mano del nuovo inviato speciale, Jim Hagemann Snabe. Il precedente non incoraggia: la fabbrica di chip avanzati che Bruxelles voleva in Germania, affidata a Intel, è collassata nel 2024;
  • Sotto, però, resta il nodo della domanda, che non si può far apparire per magia. Per creare domanda servono clienti che adottino l'AI — e l'adozione europea, lo si raccontava anche dai palchi del FPS Summit, resta lenta — e fornitori capaci di servirli, che in Europa si contano sulle dita di una mano. È un cane che si morde la coda, e i sussidi non lo sciolgono;
  • L'immagine che resta vale più di ogni pacchetto: l'azienda tech più preziosa d'Europa vende altrove il 99% delle sue macchine, e il suo capo deve spiegare al continente che, prima dei sussidi, viene la domanda. Finché Bruxelles regolerà e finanzierà un mercato che non possiede, continuerà a costruire ciò che il mondo compra fuori, mentre i pochi che le restano guardano sempre più oltre i suoi confini.

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