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Il modello di AI cinese GLM-5.2 non è al livello di Mythos perché trova le falle di cybersecurity ma non le sfrutta autonomamente

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Il modello di AI cinese GLM-5.2 non è al livello di Mythos perché trova le falle di cybersecurity ma non le sfrutta autonomamente

Cos’è successo

In un articolo pubblicato nel fine settimana, il Wall Street Journal ha scritto che la Cina avrebbe "eguagliato Anthropic nella cybersicurezza, resettando la corsa all'AI". A sostenere questa teoria sarebbero l’arrivo di GLM-5.2 — il nuovo modello di intelligenza artificiale aperto di Z.ai — e Tulongfeng, un nuovo strumento di caccia ai bug dell’azienda di cybersicurezza cinese 360 Security Technology (360ST), definito dalla stessa come "paragonabile a Mythos". Il tutto mentre Washington imbriglia i propri modelli: GPT-5.6 di OpenAI rilasciato col contagocce, Mythos e Fable prima spenti e poi riaperti a metà.

La tesi viaggia lontano, perché ha la risonanza garantita dal Journal, e cade nel mezzo del braccio di ferro tra l'amministrazione americana e i suoi laboratori. Ma il titolo del pezzo corre più in là delle prove che l'articolo stesso porta.

Perché conta

Letto da vicino, infatti, il pezzo non sembra affatto supportare l’ambizioso lancio del proprio titolo. E per un articolo del Journal — che pesa e viene citato — la leggerezza è insolita.

  • La sola affermazione sostanziale è che Opus 4.8 e GLM-5.2 "eguagliano Mythos nel trovare bug — se forniti di ulteriori istruzioni". Proprio quell’appendice ha però un peso notevole, dacché scovare i bug è un’abilità ormai diffusa: perfino Opus 4.6, modello vecchio di sei mesi, ci riusciva. Il salto di Mythos sta nello sviluppare l'exploit a partire dalla falla – ossia trasformare quella falla teorica in qualcosa che funziona davvero, costruire l'input o la sequenza di operazioni precise che, sfruttando il bug, producono un effetto concreto e controllato - e farlo autonomamente. I numeri del red team di Anthropic sono espliciti: se Opus 4.6 non è quasi mai riuscito a creare un exploit (due tentativi riusciti su diverse centinaia, sul motore JavaScript di Firefox), Mythos è arrivato a 181 (più altri 29 in una variante dell’esperimento con accesso ai registri di esecuzione). Di questa capacità, che fa di un modello un'arma, sui modelli cinesi non c'è (ancora) una riga;
  • E il secondo pilastro? Tulongfeng non è nemmeno un modello: è un sistema multi-agente che usa vari altri modelli sotto il cofano, mentre Mythos quelle capacità le esercita da solo, col proprio harness, cioè la struttura di codice che permette al modello di agire invece di limitarsi a produrre testo, senza impalcature terze. I suoi numeri — 3.432 vulnerabilità, 105 "confermate dalle autorità cinesi" — li dichiara la stessa 360, il cui amministratore delegato siede nel massimo organo consultivo politico di Pechino. Nessuno — neanche lo stesso WSJ — li ha indipendentemente verificati;
  • Niente di questo vuol dire che la Cina sia lontana. GLM-5.2 è un modello eccezionale, il migliore aperto sotto diversi fronti e vicino a Opus 4.7 – tanto che, pur essendo distillato dallo stesso Claude (cosa che gonfia i benchmark) — il distacco con la frontiera americana è inferiore a quello di DeepSeek. L'allarme del Journal non è infondato, tutt’altro; ma è prematuro nel merito.

Adesso

  • Sulla domanda circa quanta distanza ci sia, le stime convergono su pochi mesi: il fondatore di Z.ai in prima persona sostiene che un modello Mythos-class dovrebbe arrivare entro l'anno; altri lo collocano tra fine 2026 e inizio 2027, a seconda delle disponibilità di compute (che rimane indispensabile per addestrare un modello di quella grandezza). Sul fronte cybersicurezza, naturalmente, il numero da aspettare sarebbe uno, cioè quello di un primo exploit sviluppato in autonomia e verificato da fuori;
  • Poiché stiamo parlando di un quando e non di un se, per Washington il problema a quel punto si troverà ribaltato. Se per un discorso di sicurezza nazionale il governo si è trovato a mettere sottochiave l’accesso alla frontiera di Anthropic prima — in modo repentino e scriteriato, benché fondato su paure legittime — e di OpenAI poi, nel momento in cui anche gli avversari cinesi disporranno di un’arma offensiva comparabile sarà imperativo concedere ai difensori alleati gli strumenti di frontiera (per allora anche più potenti di Mythos) per schermarsi preventivamente dagli attacchi;
  • Questo, naturalmente, posto che il governo cinese non decida di applicare le medesime logiche ai suoi lab, rifiutandosi di distribuire al mondo i suoi modelli. Il capo di 360 Security sostiene che tool del genere “non possono restare solo in mani americane" — ma rivendicarle è un conto, metterle in download per chiunque un altro. Pechino si troverà davanti allo stesso bivio di Washington; e la sua scelta peserà quanto quella americana.

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