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Il Consiglio Artico, l’organismo non politico più politico il mondo

2 min di lettura

Cosa è successo?

Le recenti tensioni tra Stati Uniti e UE in merito al controllo della Groenlandia hanno messo in luce, più di quanto già non fosse evidente, il ruolo strategico dell’isola. Questo perché lo scioglimento dei ghiacci (che si prevede sarà completo intorno al 2040) renderà navigabile l’intera area, consentendo di accorciare enormemente le distanze dei trasporti e, soprattutto, aprendo nuovi scenari militari. Questo cambiamento darebbe ai Paesi che si affacciano sul Polo Nord un potere mai avuto sino ad ora. Tra questi spicca la Russia, il cui territorio comprende la quasi totalità delle terre affacciate sul Mare Polare Artico. Il secondo Paese per estensione è il Canada, il terzo è l’Europa (con Svezia, Finlandia e Danimarca, cui si aggiunge la Norvegia) e, per ultimi, gli Stati Uniti, che si affacciano sul circolo polare artico con la sola Alaska. Lo scenario che si apre ha reso particolarmente interessante il ruolo del Consiglio Artico. Si tratta di un consesso che, pur non avendo ruoli politici, decisionali o militari, costituisce di fatto l’unico tavolo a cui siedono tutti i rappresentanti dei Paesi che insistono sull’Artico. È nato con la Dichiarazione di Ottawa del 1996 con l'obiettivo di affrontare le sfide comuni della regione, con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile e alla protezione dell'ambiente.

Perché è importante?

Al momento, e verosimilmente anche nel prossimo futuro, l’Artico si trova al centro di importanti dispute internazionali. Il Consiglio Artico rappresenta l'unico spazio di dialogo tra Paesi i cui rapporti sono pessimi e, di fatto, interrotti dal 2022. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, la cooperazione all'interno del Consiglio ha subito un durissimo colpo: gli altri sette membri hanno sospeso la partecipazione alle attività ufficiali in Russia (che all'epoca deteneva la presidenza). Sebbene i lavori siano ripresi parzialmente sotto la presidenza della Norvegia (2023-2025), il futuro dell'organismo rimane incerto a causa delle tensioni tra la Russia e i Paesi NATO.

E adesso?

Non è chiaro come le tensioni tra USA ed Europa possano influire sull’efficacia del Consiglio, né se questo assumerà, giocoforza, un ruolo più marcatamente politico. Restano forti dubbi anche sulla possibilità di proseguire le attività di ricerca scientifica e ambientale: già oggi gli Stati Uniti hanno sospeso le attività di monitoraggio del ghiaccio artico, rendendo di fatto impossibili le attività di ricerca del consiglio.

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