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I dati sull’occupazione USA sono un’ottima notizia per Trump
Cosa è successo?
I nuovi dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro USA mostrano dati sorprendentemente buoni rispetto alla crescita dell’occupazione in USA. Dopo un 2025 reso difficile dall'instabilità politica e dall'imprevedibilità delle decisioni daziarie dell’amministrazione Trump (che avevano bloccato gli investimenti), il mese di gennaio ha visto la creazione di 230 mila posti di lavoro. Si tratta dell’aumento più alto dalla fine del 2024 e della presidenza Biden. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% dal 4,4% di dicembre. La crescita dell'occupazione è stata trainata principalmente dai settori della sanità, dell'ospitalità e dei servizi professionali (cosa che non è necessariamente indice di buona salute dell’economia, anzi, in genere tende a esserne inversamente proporzionale) mentre il settore manifatturiero ha registrato una leggera contrazione.
Perché è importante?
Per due ragioni: una politica e una economica.
Quella politica riguarda la campagna elettorale per le elezioni di midterm del prossimo novembre. Per Trump è fondamentale vincerle per continuare ad avere il controllo su Camera e Senato, cosa che, se proprio non gli dà mano libera, gli rende molto più semplice attuare le sue politiche. D’altra parte i sondaggi lo vedono sfavorito e comunque, in tutti gli Stati Uniti, non sono più di dieci su 435 i seggi che possono ‘flippare’, ossia cambiare di segno e passare dai Repubblicani ai Democratici o viceversa. Questi stretti margini rendono le elezioni particolarmente combattute e tese. D’altra parte, la storia politica americana insegna che più che sui temi dei diritti civili o della politica estera, il voto, specie quello locale, si gioca sui temi di politica interna e soprattutto sull’economia. Per Donald Trump è vitale tenere alta l’occupazione e bassa l’inflazione. Questo dato lo rassicura molto.
Quella economica: per gli investitori e le imprese, questo report allontana l'ipotesi di un taglio dei tassi di interesse a breve termine, poiché dimostra che i consumatori hanno ancora una capacità di spesa sostenuta da un mercato del lavoro "stretto" e competitivo.
E adesso?
Se i dati sull'inflazione (CPI) attesi la prossima settimana confermeranno la tendenza del mercato del lavoro, la banca centrale potrebbe mantenere invariati i tassi o addirittura segnalare nuovi rialzi (con buona pace di Trump e dei suoi strali nei confronti del presidente Jerome Powell). Nel frattempo, l'amministrazione Trump dovrà bilanciare la sua agenda di dazi e tagli fiscali con una forza lavoro che è già quasi alla piena occupazione, rendendo ogni nuova manovra economica potenzialmente più inflattiva.