Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

Policy NewsPOLITICA INTERNAZIONALE

Hormuz, 14 milioni di barili al giorno in ostaggio: come una striscia d'acqua di 33 km può far saltare l'economia globale

3 min di lettura

Cosa è successo?

Lo Stretto di Hormuz, la striscia d'acqua larga meno di 33 chilometri tra la penisola arabica e le coste iraniane, è diventato il teatro economicamente più pericoloso di questa crisi. Da quando sono iniziati gli attacchi da parte di Usa e Israele, l'Iran ha trasformato lo stretto in una zona di guerra ibrida: interferenze GPS, navi spostate in posizioni improbabili, segnali di identificazione disturbati o falsificati. Lloyd's List Intelligence ha contato già oltre 3.500 interferenze ai sistemi AIS, ovvero quelli che tracciano la posizione delle navi in tempo reale. Gli armatori rispondono come possono: alcuni spengono i transponder, altri inseriscono dati falsi dichiarandosi "proprietà cinese", perché i cargo cinesi sono gli unici che gli iraniani lasciano passare senza problemi. Prima dello scoppio del conflitto passavano oltre 100 navi al giorno; ora molte aspettano al largo di Khor Fakkan, negli Emirati Arabi Uniti, in fila, in attesa che qualcuno decida cosa fare. Insieme rappresentano circa un quarto dell'approvvigionamento petrolifero mondiale giornaliero, ovvero 14 milioni di barili estratti da Arabia Saudita, Kuwait, Iraq e Qatar, bloccati o rallentati da una crisi che si misura in miglia nautiche e miliardi di dollari.

Perché è importante

Dallo Stretto di Hormuz transita il 26,6% di tutto il traffico marittimo mondiale di petrolio. La Cina da sola dipende per il 50% del suo fabbisogno petrolifero dal Golfo, e non a caso è l'unico grande attore che può ancora muoversi relativamente libero nello stretto. L'Europa dipende meno dal petrolio del Golfo, ma il gas naturale liquefatto del Qatar, secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti, arriva quasi tutto via nave attraverso Hormuz, e rimpiazzare quello russo con quello del Golfo era la scommessa energetica europea degli ultimi tre anni. Ora quella scommessa rischia di saltare. Sul fronte produzione, il quadro è già deteriorato: l'Iraq ha chiuso il 70% della sua produzione, i sauditi hanno fermato la raffineria più grande del Paese, il Qatar ha bloccato un impianto di esportazione di gas liquefatto. Il prezzo del petrolio tocca i 100 dollari al barile. Gli analisti di Wood Mackenzie stimano che senza una soluzione entro due settimane si arriverà a 108, con effetti su inflazione e costi energetici globali.

E adesso?

Il problema è che le alternative esistono, ma nessuna regge davvero il peso di quello che Hormuz muove ogni giorno. La prima opzione è l'oleodotto saudita fino a Yanbu, sul Mar Rosso: può trasportare al massimo 4 milioni di barili al giorno, un terzo del flusso normale. Utile, ma non sufficiente. La seconda opzione è il Mar Rosso stesso. Ma sono esattamente quelle acque in cui gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno già dimostrato nel 2023 di saper colpire con precisione le navi mercantili, affondando di fatto il traffico commerciale regolare sulla rotta e costringendo le compagnie a circumnavigare l'Africa. Riaprire quella rotta adesso, con la crisi iraniana in corso e gli Houthi più motivati che mai, sarebbe come scegliere tra due trappole. La terza opzione è la scorta militare americana alle petroliere attraverso Hormuz, ma la Marina Usa ha ammesso pubblicamente alla Cnbc di non avere abbastanza navi per farlo mentre conduce simultaneamente operazioni militari contro l'Iran. Trump ha annunciato un programma di riassicurazione da 20 miliardi di dollari per rilanciare il traffico marittimo nell'area, ma gli investitori e le compagnie assicurative non si fidano: i costi di copertura sono già esplosi. Senza una soluzione diplomatica o militare decisiva entro due settimane, il conto lo pagherà l'intera economia globale, a cominciare dall'Europa, che aveva appena imparato a fare a meno del gas di Putin.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
POLITICA INTERNAZIONALE

Commissione UE: Von der Leyen al Consiglio Europeo su energia, competitività e Ucraina

POLITICA INTERNAZIONALE

Consiglio Europeo, 19-20 marzo 2026: Ucraina, Medio Oriente, competitività, energia

POLITICA INTERNAZIONALE

L’Austria potrebbe essere il centro di un'enorme operazione di spionaggio russa