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Google non ha abbastanza processori per i suoi modelli AI e paga 920 milioni al mese a SpaceX per affittarli

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Google non ha abbastanza processori per i suoi modelli AI e paga 920 milioni al mese a SpaceX per affittarli

Cos’è successo

Google pagherà SpaceX $920 milioni al mese (circa $30 miliardi fino a metà 2029) per l'accesso a 110.000 GPU Nvidia, i processori che addestrano e fanno girare i modelli. Una "capacità-ponte", dice Google, per reggere la domanda del suo servizio aziendale Gemini Enterprise, più alta del previsto. È il secondo noleggio del genere in poche settimane: Anthropic ne paga uno da $1,25 miliardi al mese per 325.000 GPU nei data center Colossus di Elon Musk.

A rovesciare la scena è la ragione per cui quei data center erano nati. SpaceX, che con la controllata xAI li ha costruiti per addestrare il proprio modello Grok, oggi ci fa girare soprattutto quelli dei rivali, Claude e Gemini. E lo annuncia a una settimana dalla quotazione in Borsa, attesa attorno a $1,8 trilioni — che incidentalmente farebbe di Musk un trilionario.

Perché conta

Il calcolo è diventato la merce attorno a cui il settore si è riorganizzato; una che si affitta anche al nemico. Google il compute lo produce — ha i propri chip, le TPU, e la settimana prima aveva raccolto $85 miliardi per costruirne altre — eppure prende in affitto GPU da un concorrente. Segno che la domanda eccede l'offerta a tal punto che né la cassa né i chip di casa bastano sul breve. In questo mercato, possedere le GPU conta quasi quanto possedere il modello migliore.

  • Per SpaceX, la sconfitta diventa cassa. xAI aveva costruito Colossus per vincere la corsa col proprio modello; Grok è rimasto indietro (tanto da dover essere ricostruito), ma quella capacità inutilizzata ora si fa reddito, affittata proprio ai vincitori. L'IPO da $1,8 trilioni, in fondo, è una scommessa sull'infrastruttura più che sul modello: il segmento AI dell’azienda perde $2,5 miliardi su appena $818 milioni di ricavi, ma i contratti con Google e Anthropic valgono insieme oltre $26 miliardi l'anno e offrono agli investitori un cliente esterno vero prima del prezzo quotato. Un bel rovesciamento;
  • Google affitta GPU Nvidia, non le proprie TPU. Perché? Il dettaglio potrebbe risiedere nel training, una fase che da una parte è per natura transitoria, e dall’altra ancora molto legata all’architettura di Nvidia, della quale anche Google stessa evidentemente pare voler beneficiare per i prossimi modelli di Gemini. Non a caso, negli stessi giorni, le previsioni deludenti di Broadcom (che le TPU le produce) hanno bruciato oltre mille miliardi di dollari tra i titoli dei semiconduttori: un "miss" che somiglia più a una (ennesima) vittoria di Nvidia;
  • Quello di Google, infatti, è un affitto a breve e revocabili, non una partnership strutturata. Se SpaceX non consegna le GPU entro settembre Google rescinde; da gennaio, invece, a Google basterà un preavviso di novanta giorni per liberarsi del lotto, che è quanto potrebbe fare una volta finita una training run. Intanto i ruoli si confondono: Google possiede circa il 6% di SpaceX, ha un seggio nel suo consiglio e con essa discute anche data center in orbita, mentre nel prospetto SpaceX la elenca tra i concorrenti. Cinque anni fa, del resto, era Google a fornire calcolo a SpaceX per Starlink.

Adesso

  • Per la corsa all'AI, la capacità di calcolo è ormai fungibile come una materia prima, noleggiata a contratto breve da chiunque ne abbia in eccesso: un bene liquido più che un fossato difensivo. Da seguire se questi "ponti" resteranno tamponi o diventeranno dipendenza strutturale;
  • La quotazione, dal canto suo, poggia sulla scommessa di vendere agli investitori tre aziende in una: razzi, Starlink e calcolo AI. Goldman Sachs proietta i ricavi della divisione AI a $322 miliardi nel 2030, cento volte quelli di oggi — ma sotto restano un modello (per ora) fallito, $2,5 miliardi di perdita trimestrale e contratti che il cliente può chiudere in tre mesi. Valutare $1,8 trilioni una capacità che gira soprattutto perché i rivali non ne hanno abbastanza è, quantomeno, un atto di fede;
  • C'è chi ci legge altro. Google starebbe gonfiando il valore della propria quota, dato che il contratto regala a SpaceX la redditività utile a entrare negli indici come l’S&P 500 e a vendere meglio le azioni. Può darsi; ma la spiegazione semplice è la più probabile — a Google serve Nvidia, e subito. Sotto le congetture, il fatto: la corsa all'AI si combatte anche scesi di un piano, dal modello al ferro che lo fa funzionare. E lì, per ora, comanda chi ha più GPU accese, non chi ha l'idea migliore.

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