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Google controlla un quarto della capacità AI globale e ne vende parte ad Anthropic: accordo oltre i 200 mld

Cosa è successo
Google si è impegnata ad investire fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic: 10 subito, a una valutazione pre-money di 350 miliardi, e altri 30 miliardi condizionati al raggiungimento di target commerciali non specificati. La mossa arriva pochi giorni dopo l’annuncio analogo di Amazon, che ha versato 5 miliardi e potrà aggiungerne altri 20, mentre Anthropic si è impegnata a spendere più di 100 miliardi in capacità AWS nei prossimi dieci anni.
La parte più importante dell’accordo con Google è infrastrutturale. Mountain View fornirà ad Anthropic 5 gigawatt di capacità computazionale nei prossimi cinque anni, in un deal che potrebbe valere oltre 200 miliardi e che espande l’intesa già annunciata con Broadcom per l’accesso alle TPU di nuova generazione. La scala è ormai da utility: un singolo gigawatt basta ad alimentare centinaia di migliaia di abitazioni, e Anthropic sta mettendo insieme impegni su Google TPU, AWS Trainium e GPU Nvidia per stare dietro alla domanda di Claude Code, Claude Cowork e dei suoi modelli di frontiera.
Il contesto industriale spiega la fretta. Anthropic ha superato i 30 miliardi di run-rate annualizzato, dai circa 9 miliardi di fine 2025, e ha trasformato Claude Code in uno dei prodotti più caldi del mercato enterprise. La crescita però ha già messo sotto pressione l’infrastruttura, tra outage, limiti d’uso e discussioni sui prodotti più costosi da servire. Per un lab che vuole continuare a competere con OpenAI, il problema è prenotare abbastanza compute (e abbastanza in anticipo); non solo tirare su capitale.
Perché è importante
Le risorse dirottate verso Anthropic potrebbero far pensare che Google stia smettendo di competere con Gemini. Non è così: l’azienda continua a mettere DeepMind al centro delle sue operazioni, come e più che per il suo prodotto stampa-denaro (Search), prevede capex per 185 miliardi quest’anno e, come ha ribadito il CEO di Google Cloud Thomas Kurian, considera proprio la sua integrazione verticale — chip, data center, modelli e prodotti — il vantaggio strutturale con cui recuperare terreno su AWS e Azure.
- Sta però separando la vittoria del modello dalla vittoria della stack. Se Gemini vince, o resta anche solo stabilmente competitivo, Mountain View controllerà una filiera quasi completa e tratterrà più margine rispetto ai cloud provider costretti a rivendere tecnologia altrui. Kurian l'ha detta piuttosto chiara: per ogni dollaro di ricavi Google non deve girarne l’80% ad un fornitore esterno di chip o modelli. Se invece il mercato enterprise continua a preferire Claude per coding, agenti e knowledge work, Google vuole che quella domanda giri comunque sulle sue TPU e dentro Google Cloud;
- Meno elegante da raccontare, forse, ma molto razionale. Google monetizza la propria abbondanza infrastrutturale vendendo capacità a chi ne ha disperatamente bisogno, dà sbocco commerciale alle TPU e nel frattempo indebolisce almeno un pezzo del monopolio Nvidia sui chip AI. Allo stesso tempo, tiene Anthropic abbastanza vicina da non lasciarla diventare un satellite esclusivo di Amazon, che resta il suo partner primario ma dovrà ora condividere la traiettoria industriale di Claude con un altro hyperscaler;
- Per Google Cloud, terzo dietro AWS e Azure, è anche una prova di maturità. Secondo Epoch AI, Google controllerebbe circa un quarto della capacità AI globale, tra 3,8 milioni di TPU e 1,3 milioni di GPU. Trasformare quella posizione in ricavi ricorrenti da clienti esterni è il passaggio che può rendere la full-stack strategy qualcosa di più di una buona slide. Se uno dei modelli enterprise più desiderati al mondo compra TPU su questa scala, le TPU smettono di sembrare soltanto un vantaggio interno per Gemini e diventano un’infrastruttura vendibile alla frontiera;
- Per Anthropic, il rovescio è un’autonomia sempre più condizionata. L’azienda può continuare a dire — correttamente — di usare più piattaforme: Google TPU, AWS Trainium e GPU Nvidia. Ma la domanda per Claude la costringe a vendere pezzi della propria crescita ai pochi attori capaci di mettere insieme chip, data center, energia e capitale; una dipendenza economica e infrastrutturale, che nella frontiera AI può pesare quasi allo stesso modo.
E adesso?
- Questi accordi hanno una circolarità evidente: Google investe in Anthropic, Anthropic compra capacità da Google, Google trasforma quella spesa in ricavi cloud e domanda per le proprie TPU. Lo stesso vale, con sfumature diverse, per Amazon. Non significa automaticamente che il castello sia finto. Significa che capitale e compute stanno diventando due lati dello stesso contratto.
- La macchina funziona finché Claude continua a correre. Se Anthropic tiene la crescita, Google ottiene ritorni finanziari, ricavi infrastrutturali e una posizione privilegiata nel successo del principale rivale di OpenAI. Se la traiettoria rallenta, o se i margini dell’AI restano troppo schiacciati dal costo del compute, l’intreccio tra investimenti e spesa cloud diventerà più difficile da difendere davanti a investitori e regolatori.
- Per ora, il messaggio è piuttosto chiaro. Google vuole vincere con Gemini, ma non intende perdere se a vincere è Claude. In una corsa in cui i modelli hanno bisogno di quantità mostruose di calcolo, possedere una parte dell’infrastruttura può valere quasi quanto possedere il modello migliore. In certi momenti, anche di più.