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Gli Usa accusano la Cina di replicare i modelli AI per addestrarne di propri a basso costo

Cosa è successo
La Casa Bianca ha smesso di usare perifrasi. Con il memo NSTM-4 firmato dal direttore dell'Office of Science and Technology Policy (OSTP) Michael Kratsios, Washington accusa formalmente Pechino di condurre una campagna “su scala industriale" per drenare la proprietà intellettuale dei laboratori americani. Il vettore non è il classico spionaggio informatico, ma la distillazione, ovvero l'impiego massiccio di proxy per interrogare i modelli di frontiera statunitensi ed estrarne le capability ad una frazione del costo, che la China Select Committee vorrebbe trattare come vero e proprio spionaggio industriale.
L'offensiva dell'Amministrazione, calcolata a poche settimane dal faccia a faccia tra Trump e Xi Jinping, viaggia in tandem con un'operazione di puro terrore scenico al Congresso. In un briefing a porte chiuse, i ricercatori del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) hanno messo i legislatori di fronte a modelli AI "abliterati" (statunitensi e stranieri), ossia spogliati di ogni protocollo di sicurezza. L'obiettivo: dimostrare con quanta disarmante facilità un sistema senza guardrail possa fornire istruzioni per, ad esempio, assemblare un ordigno o orchestrare un attacco informatico.
Perché è importante
La distillazione è, di fatto, il bug di sistema nel modello di business della Silicon Valley. Mentre gli Stati Uniti bruciano decine di miliardi in capex e farm di GPU per spingere in avanti la frontiera, i laboratori cinesi — strozzati dagli export control sull'hardware avanzato e privi delle immense pipeline di dati a disposizione dei rivali — aspirano l'output di GPT o Claude per addestrare le proprie reti, provando a colmare il divario tecnico pagando una frazione infinitesimale del biglietto — guerriglia asimmetrica, applicata ai pesi algoritmici.
Trattare il fenomeno non più come uno scontro puramente commerciale e ricondurlo alla sicurezza nazionale, naturalmente, cambierebbe le carte in tavola — proprio la dimostrazione plastica dei pericoli era il senso più profondo della dimostrazione al DHS. Che DeepSeek o Moonshot violino i termini di servizio di OpenAI è un fastidio commerciale per una corte californiana, non un'emergenza per il Pentagono. Ma se l'IP theft genera modelli privi di allineamento, la cui proliferazione open-source rischia di armare attori malevoli, il furto subisce una mutazione genetica. Uno dei motivi per cui Claude Mythos spaventa così tanto è proprio l’idea della diffusione delle sue capability, che quasi inevitabilmente troveranno la strada verso l’open source nel giro di un anno o poco più.
Spostare la protezione dei modelli AI sotto l’ala della sicurezza nazionale — utilizzando il Deterring American AI Model Theft Act e inserendo gli attori cinesi nella cosiddetta Entity List — equivarrebbe ad un embargo quasi totale: geofencing delle API, potenziali audit sui flussi di dati, più burocrazia, controlli e blocchi su altri pezzi della filiera, sanzioni etc.). Ciò, in linea di massima, renderebbe più complessa la distillazione e preserverebbe ulteriormente (allargandolo) il moat dei lab statunitensi.
E adesso?
- Gli export control sui chip, benché indubbiamente efficaci, rimangono porosi: molte GPU vengono illegalmente importate comunque, il mercato domestico (soprattutto Huawei) è incentivato a recuperare sul piano tecnologico, e l’aggiramento software tramite distillazione rende la rincorsa cinese un percorso ancora viabile. L’intervento più diretto del governo americano sotto l’insegna della sicurezza nazionale potrebbe legittimare interventi più efficaci, ma non necessariamente risolutivi, che potrebbero invece richiedere soluzioni (anche) tecniche;
- Allo stesso tempo, interventi sulla distillazione colpirebbero verosimilmente anche gli alleati, inclusi gli attori nel mercato domestico. Mantenere una forma di predominio anche sull’open source è sicuramente negli interessi dell’Occidente. È altresì vero però che la curva delle capability dei modelli si sta facendo sempre più ripida, e l’idea di distribuire (gratuitamente, a chiunque, anche con poche risorse) strumenti tanto potenti quanto facilmente manipolabili continuerà ad essere sempre più controversa. Sarà difficile, insomma, non dover scendere a compromessi.