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Gli Usa accusano Asml di aver esportato in Cina una macchina che stampa i chip più avanzati, il colosso olandese nega

Cos’è successo
Il segretario al Commercio americano Howard Lutnick ha detto ai vertici della olandese ASML, in una serie di incontri recenti, che Washington teme la presenza in Cina di una macchina EUV della società — la tecnologia di stampa litografica che utilizza luce ultravioletta estrema — che la rende un tassello unico e imprescindibile dentro la filiera AI. Un esito del genere violerebbe infatti i controlli che da anni impediscono l'export verso Pechino dei sistemi più avanzati del gruppo olandese.
ASML ha però respinto fermamente la ricostruzione. Dice di non aver mai spedito in Cina una macchina EUV, né componenti o attrezzature progettate per quei sistemi. Un documento visto da Bloomberg conta 314 macchine EUV operative nel mondo e 26 dismesse, ma nessuna in Cina — ricordiamo che si tratta di macchinari delle dimensioni di un autobus, dal peso di circa 180 tonnellate e con richiesta di manutenzione e supervisione pressoché continua. Non sono le “semplici” GPU che, spesso e volentieri, riescono ad eludere i controlli e arrivare in territorio cinese.
Perché conta
Le prove pubbliche per ora sono poche e lasciano il caso sospeso. Funzionari americani dicono di avere elementi su esportazioni collegate all'EUV, ma non li hanno mostrati (né indicano tantomeno un sistema completo in Cina). ASML si ritrova a difendere un fatto negativo su una macchina che, per dimensioni e manutenzione obbligata, dovrebbe lasciare molte tracce.
- Che la Cina abbia interesse ad accedere agli strumenti di ASML non c’è dubbio, dacché sono indispensabili per incidere i pattern dei chip più avanzati. Senza quei sistemi, Huawei e le fonderie cinesi lavorano infatti con strumenti meno avanzati e rese peggiori. Una sola macchina in Cina avrebbe quindi un peso enorme;
- Con questo sospetto, Washington vorrebbe infatti allargare il perimetro dell'export control dalle vendite al supporto e alla logistica. Le regole olandesi includono già controlli sulla parte di assistenza e aggiornamenti supervisionati per alcuni strumenti limitati, ma gli Stati Uniti sembrano voler guardare anche a regole più stringenti su tutta la logistica dei componenti e anche i record operativi. Enforcement che entra nel ciclo di vita della macchina dopo la consegna e oltre il momento della licenza, insomma;
- Contestualmente, una proposta bipartisan del Congresso vorrebbe allineare ASML e Tokyo Electron — altra azienda straniera che costruisce macchinari simili — alle restrizioni dei fornitori americani, colpendo forse anche le DUV a immersione, ossia quelle a luce ultravioletta profonda: meno avanzate delle EUV, ma ancora cruciali per i ricavi cinesi.
Adesso
- Finché Washington tiene riservati i suoi elementi, la storia resta una contestazione politica ad alto peso. Il punto fermo disponibile è la smentita ASML, rafforzata dai numeri sulla flotta e dalla dipendenza dei clienti dalla manutenzione del gruppo. Il resto va tenuto nel campo delle accuse, anche quando arrivano da funzionari senior;
- ASML dovrà rendere la propria tracciabilità più convincente per governi — quello USA, segnatamente — che già considerano troppo larghi i controlli europei. Il rischio è che una verifica difficile da chiudere diventi un dossier permanente, capace di riaprirsi su anomalie di servizio o componenti spediti a clienti sensibili anche senza una macchina EUV trovata fisicamente in Cina;
- L'Aia deve proteggere un asset industriale che Washington considera parte della propria sicurezza nazionale, e che rimane l’unica vera leva negoziale europea. Pechino, intanto, continuerà a investire in strade domestiche, dai prototipi EUV alle scorciatoie con strumenti DUV.