Policy NewsTecnologia & AI
Gli Stati Uniti valutano un controllo federale preventivo sui modelli AI con capacità avanzate

Cosa è successo
L'amministrazione Trump sta valutando un ordine esecutivo per creare un gruppo di lavoro sui modelli AI più rischiosi, incaricato di studiare procedure di oversight e una possibile review governativa prima del rilascio. Stando al New York Times, la Casa Bianca ne ha discusso la scorsa settimana con Anthropic, Google e OpenAI; fra le ipotesi c'è anche un meccanismo di primo accesso per il governo, senza per forza bloccare la distribuzione al pubblico.
Il perimetro, per ora, è stretto: sicurezza nazionale, soprattutto cyber. Axios parla di due incontri convocati dall'Office of the National Cyber Director con aziende e trade group, e di un framework in cui il Pentagono guiderebbe i test di sicurezza per i modelli usati da amministrazioni federali, statali e locali. Tra le agenzie coinvolgibili ci sono NSA, ONCD, Director of National Intelligence e forse il Center for AI Standards and Innovation (CAISI), cioè l'ex AI Safety Institute dell'era Biden. La Casa Bianca, intanto, dice che ogni annuncio arriverà direttamente da Trump e che parlare di ordini esecutivi resta speculazione.
A muovere tutto è ancora Claude Mythos, il modello di frontiera di Anthropic non rilasciato pubblicamente. Il rollout è rimasto alle circa 50 organizzazioni di Project Glasswing, e la Casa Bianca ha già frenato il piano di allargarlo a circa 120. Intanto, la NSA avrebbe usato Mythos per cercare vulnerabilità nel software governativo, mentre il Pentagono continua formalmente a trattare Anthropic come un rischio per la supply chain dopo lo scontro sui termini d'uso militari.
Perché è importante
Fino a pochi giorni fa, Mythos era soprattutto un paradosso operativo: troppo utile per essere ignorato, troppo delicato per essere distribuito normalmente, sviluppato da un fornitore che il Pentagono continua a trattare come rischio. Quel paradosso ora comincia a somigliare a una dottrina. Invece di negoziare modello per modello, blacklist per blacklist, eccezione per eccezione, Washington potrebbe stabilire che una certa classe di sistemi deve passare prima da un controllo federale.
- La parentela con l'era Biden è evidente, solo che il baricentro cambia. Il vecchio impianto chiedeva ai lab di notificare lo sviluppo dei modelli più potenti e condividere risultati di sicurezza; la versione che sta emergendo dentro l'amministrazione Trump nasce da un caso più concreto, cioè sistemi general-purpose capaci di trovare vulnerabilità software con una profondità utile tanto ai difensori quanto agli attaccanti. La review, insomma, smette di essere solo un freno regolatorio e diventa anche un canale d'accesso;
- Controllare il rischio e assicurarsi il primo sguardo non sono la stessa operazione, anche se nel caso di Mythos tendono a sovrapporsi. La NSA vuole strumenti capaci di trovare bug in sistemi largamente usati, il Pentagono vuole portare modelli avanzati dentro reti classificate, e la Casa Bianca vuole evitare di scoprire il problema solo dopo un cyberattacco politicamente devastante. Safety, procurement, intelligence e gestione del rischio politico finiscono così sullo stesso tavolo;
- Per questo una review avrebbe sostanza propria: dopo Mythos è sempre meno credibile trattare ogni modello come un normale lancio di prodotto. Il fatto che il governo abbia bisogno di questi sistemi, però, non lo rende un arbitro neutrale. È difensore, cliente, utente operativo e, quando serve, attore cyberoffensivo. Può voler far emergere vulnerabilità nei propri sistemi, ma anche trattenere quelle che scopre per motivi di intelligence. Senza regole chiare, il primo accesso diventa potere discrezionale.
E adesso?
- Se l'ordine esecutivo arriverà davvero non basterà stabilire chi siede al tavolo. Serviranno soglie tecniche, autorità legale, tempi, responsabilità di disclosure e una risposta sul ruolo di CAISI, l'ex AI Safety Institute che l'amministrazione ha prima ridimensionato e ora richiama come possibile centro di valutazione. Dare al governo accesso anticipato per valutare rischi e coordinare patch con operatori critici non ha lo stesso peso di una licenza preventiva in cui la distribuzione dipende dal via libera informale di funzionari e agenzie;
- Servirebbero criteri chiari per i modelli con capacità avanzate di vulnerability discovery, test indipendenti, rollout scaglionati verso difensori verificati, canali rapidi per condividere le vulnerabilità con chi deve correggerle e limiti espliciti all'uso governativo dei risultati. Project Glasswing resta un esperimento privato, ancora lontano da una dottrina pubblica, ma indica almeno una direzione più concreta della semplice alternativa tra rilascio totale e controllo statale opaco;
- Per l'amministrazione Trump è un passaggio scomodo, perché costringe la sua retorica pro-building a convivere con una realtà che non si lascia liquidare come ansia regolatoria. Mythos ha mostrato che alcuni modelli sono insieme prodotto commerciale, asset difensivo e rischio cyber concreto. Washington sta provando a entrare nella stanza prima del pubblico; il lavoro sarà impedire che quel primo accesso diventi una scorciatoia opaca, invece di una procedura con limiti, controparti e obblighi di difesa reali — prima che il prossimo modello arrivi, più veloce delle regole.