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Ginevra: oggi i negoziati tra USA, Russia e Ucraina mentre i bombardamenti continuano
Cosa è successo?
Oggi a Ginevra si tengono nuovi negoziati tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, nel tentativo di riaprire un canale politico dopo quasi quattro anni di guerra.
Una delegazione russa composta da circa venti membri è arrivata in Svizzera con un volo speciale che ha sorvolato diversi Paesi europei formalmente chiusi al traffico russo. Secondo fonti di Mosca, Washington avrebbe contribuito a facilitare i permessi di sorvolo. Anche l’Italia ha concesso lo spazio aereo per il passaggio verso la Svizzera.
Sul piano politico, il presidente Donald Trump ha dichiarato che “l’Ucraina deve sedersi al tavolo dei negoziati al più presto”, definendo i colloqui “significativi” e potenzialmente “molto facili”.
Parallelamente, però, la guerra continua: nella notte precedente ai colloqui la Russia ha lanciato 29 missili e 396 droni contro obiettivi ucraini. Kiev sostiene che Mosca stia “ignorando gli sforzi di pace” proprio mentre si apre il tavolo negoziale.
Perché è importante?
Questi negoziati rappresentano uno dei rari momenti in cui Stati Uniti, Russia e Ucraina siedono nello stesso luogo.
Ma aprire un tavolo significa anche prepararsi a cedere qualcosa: territori, tempistiche, garanzie di sicurezza o sanzioni. Il ruolo centrale è quello di Washington, percepita come l’unico attore capace di incidere davvero sugli equilibri. Colpisce invece l’assenza dell’Unione europea: pur essendo tra i principali sostenitori di Kiev.
Resta però evidente la contraddizione: si negozia mentre si combatte. I bombardamenti della notte dimostrano che il conflitto rimane pienamente attivo e che la leva militare continua a essere parte integrante della pressione negoziale. La guerra, insomma, non si è fermata per lasciare spazio alla diplomazia: la accompagna e la condiziona.
E adesso?
Nel breve periodo è improbabile un accordo complessivo. Più realistico è un percorso graduale: canali di comunicazione permanenti, eventuali tregue limitate (infrastrutture energetiche o corridoi umanitari), oppure un rapido stallo se le posizioni restano inconciliabili.
Molto dipenderà dalla disponibilità russa a discutere realmente dei territori occupati e dalle garanzie di sicurezza che gli Stati Uniti saranno pronti a sostenere per Kiev.