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Geopolitica: da rischio episodico a condizione strutturale
Cosa è successo?
Secondo Building Geopolitical Muscle (2026) del World Economic Forum, la geopolitica ha cessato di essere una sequenza di shock episodici ed è diventata una condizione strutturale dell’economia globale. Il report mostra che nel 2025 l’incertezza geopolitica ha raggiunto il massimo degli ultimi 20 anni, superando sia la crisi finanziaria globale sia il periodo pandemico. A differenza del passato, l’instabilità non è transitoria: è sostenuta da frammentazione commerciale, volatilità delle politiche industriali, uso sistematico di sanzioni, e competizione strategica duratura, in particolare tra Stati Uniti e Cina.
Perché è importante?
Il cambiamento è qualitativo. Il sistema internazionale si sta spostando da un ordine rule-based a uno conteso e discrezionale, in cui accesso ai mercati, autorizzazioni regolatorie, continuità delle supply chain e persino la sicurezza degli investimenti dipendono sempre più da decisioni politiche. In questo contesto, trattare la geopolitica come tail risk o come semplice crisis management porta a sottoperformance strutturale: supply chain fragili, capital allocation esposta, innovazione bloccabile per via politica.
E adesso?
Il takeaway strategico del WEF è netto: imprese e Stati devono istituzionalizzare la geopolitica. Serve passare dalla reazione all’anticipazione, costruendo capacità permanenti di intelligence, scenario planning e intervento rapido. Chi integra la geopolitica nei processi decisionali core costruisce resilienza e optionalità. Chi continua a trattarla come eccezione opera, di fatto, in un mondo che non esiste più.