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Export di chip AI fuori controllo: l’agenzia Usa in pezzi, la Cina aggira i divieti

Cosa è successo
Il Bureau of Industry and Security (BIS) — la struttura del Dipartimento del Commercio americano che vaglia le esportazioni di tecnologia sensibile, dai semiconduttori alle armi — sta cedendo sotto il peso di compiti che non riesce più a gestire. Nell'ultimo anno ha perso il 19% del personale complessivo e circa il 20% degli addetti alle licenze e alla normativa. Su dodici ruoli di leadership nell'unità dedicata all'export, dieci hanno cambiato titolare dall'inizio del 2025. Manca ancora un responsabile permanente. I tempi medi di approvazione delle licenze sono raddoppiati rispetto al 2023 — da 38 a 76 giorni, anche per esportazioni verso paesi alleati come Canada, Giappone e Regno Unito — e l'arretrato vale miliardi di dollari.
Bloomberg ha intanto rivelato che Sharetronic, una società cinese di data center, ha acquistato $92 milioni di server contenenti chip Nvidia H100 e H200 — processori la cui vendita alla Cina è vietata dal 2022 senza autorizzazione esplicita di Washington. Sia Nvidia sia il costruttore dei server, Super Micro, negano di aver venduto direttamente a Sharetronic. I documenti fiscali depositati presso le autorità cinesi mostrano invece che quei server sono stati fatturati e consegnati, e che i chip sono arrivati.
Perché è importante
L'amministrazione Trump ha costruito parte significativa della propria strategia tecnologica e geopolitica sull'idea di esportare l'AI americana — venderla agli alleati come pacchetto integrato (chip, modelli, infrastruttura, servizi), e negarne l'accesso alla Cina. Entrambi gli obiettivi passano dal BIS, che è l'unica agenzia con l'autorità legale per approvare o bloccare quelle transazioni. Una struttura che non funziona non è un mero ostacolo burocratico, chiaramente, ma la strategia stessa che si inceppa.
Le esportazioni legittime verso gli alleati sono in coda da mesi: il rischio, come ha avvertito Brad Smith di Microsoft, è che 120 paesi inizino a cercare alternative non americane semplicemente perché i chip americani non arrivano in tempo. I chip vietati, invece, continuano a fluire verso la Cina attraverso canali informali che un'agenzia a corto di personale fatica a monitorare. Le due funzioni — aprire e chiudere — sono compromesse insieme.
Il problema di fondo è che non esiste ancora un quadro normativo sistematico per regolare l'accesso globale ai chip AI. Biden aveva preparato un'architettura a tre livelli — l'"AI Diffusion Rule" — che suddivideva i paesi per livello di accesso consentito; Trump l'ha ritirata a maggio 2025 senza sostituirla, e le bozze di un nuovo framework circolano ma non sono state formalizzate. Nel vuoto, ogni decisione viene presa caso per caso da una struttura sotto organico, con una catena di comando ipercentralizzata. Jeffrey Kessler (il sottosegretario al Commercio responsabile del BIS) e il segretario Lutnick vogliono l'ultima parola anche su licenze routinarie — producendo code su code.
E adesso?
Se l'obiettivo dei controlli è la sicurezza nazionale — impedire alla Cina di acquisire tecnologia militarmente rilevante — lo strumento va usato con misura e precisione. Se invece diventa un mezzo di politica industriale (proteggere i produttori americani), di pressione negoziale (usare i chip come leva nei trattati commerciali) o di raccolta di entrate (il dazio del 25% sugli H200 diretti in Cina), perde efficacia ovunque.
La Cina sta infatti investendo $47,5 miliardi in un fondo dedicato all'autosufficienza nei semiconduttori. Con o senza i chip americani, il suo obiettivo di lungo periodo è non dipenderne. Il summit tra Trump e Xi, che avrebbe dovuto discutere anche di accesso ai chip, è stato posticipato per via della guerra in Iran; nel frattempo, ogni settimana di arretrato al BIS è una settimana in cui alleati e partner valutano alternative.
Il controllo sui chip AI più avanzati è diventato uno degli strumenti principali attraverso cui gli Stati Uniti provano a mantenere il vantaggio tecnologico che costituisce la spina dorsale della loro influenza globale. Che l'agenzia deputata a gestirlo stia perdendo un quinto del personale, senza un responsabile permanente e senza un quadro normativo aggiornato, è una delle crepe più concrete in quella strategia.