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Drone iraniano su Cipro: il conflitto Iran-USA-Israele tocca l'Europa
Un drone di fabbricazione iraniana, uno Shahed 136, ha colpito la base militare britannica di Akrotiri, nel sud di Cipro. L'attacco è la risposta diretta all'operazione congiunta USA-Israele contro l'Iran, che ha portato all'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei e che è stata condotta in parte proprio dalle basi britanniche sull'isola. Due droni successivi sono stati intercettati prima di raggiungere il bersaglio. Migliaia di civili residenti nelle aree limitrofe sono stati evacuati. Il generale iraniano Ibrahim Jabari, dell'IRGC, non ha lasciato spazio a dubbi: "Gli americani hanno spostato la maggior parte dei loro velivoli a Cipro, e lanceremo diversi missili su Cipro per costringerli a lasciare anche da lì". I danni materiali sono stati limitati, ma il messaggio politico no.
Perché è importante?
Per la prima volta dall'inizio del conflitto Iran-USA-Israele, un attacco ha colpito un territorio dell'Unione Europea. Cipro non era parte dell'operazione militare, ha ribadito il presidente Nikos Christodoulides, ma ospita per ragioni storiche una base su cui non ha sovranità: Akrotiri appartiene al Regno Unito. Questo paradosso mette in luce un vuoto strutturale: un paese UE può trovarsi sotto attacco a causa di infrastrutture militari di un paese terzo presenti sul suo territorio, senza che l'Europa disponga di una risposta collettiva adeguata. La reazione militare concreta è arrivata dalla Grecia, non dall'Unione: Atene ha annunciato l'invio di due fregate e due F-16 a protezione dell'isola. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha espresso solidarietà, ma la difesa di un paese membro è rimasta, ancora una volta, una questione bilaterale.
E adesso?
Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica, esclude uno scenario di guerra convenzionale in Europa: l'Iran non ha interesse né risorse per aprire un fronte così lontano mentre combatte per la propria sopravvivenza, e i Paesi europei non sono bersagli su cui vale la pena spendere capacità missilistica. Il rischio reale, secondo Tricarico, è un altro: il terrorismo e la mobilitazione delle cellule dormienti, che potrebbero colpire bersagli simbolici con qualsiasi mezzo disponibile. C'è poi una preoccupazione più strutturale: la difesa aerea europea è, nelle sue parole, "piuttosto porosa e tutt'altro che impenetrabile", e adeguarla dovrebbe essere il primo passo serio verso un modello di difesa continentale.
Nel frattempo, la crisi ha già interrotto l'agenda istituzionale: la riunione informale dei ministri degli Affari europei dei 27, prevista proprio a Nicosia il 2 marzo nell'ambito della presidenza cipriota del Consiglio UE, è stata rinviata a data da destinarsi.