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Discorso sullo Stato dell'Unione di Trump

3 min di lettura

Cosa è successo?

Il Presidente Donald Trump ha tenuto l’annuale Discorso sullo Stato dell’Unione. Un discorso che era molto atteso soprattutto perché ci si aspettava che, in quel contesto, Donald Trump avrebbe sciolto i nodi relativi alla crisi in Iran, allo stallo della mediazione in Ucraina, e alle politiche commerciali successive alla decisione della Corte Suprema di annullare i dazi.

Niente di tutto questo è però successo. Anzi.

Il Presidente ha diviso il suo discorso in tre parti: nel primo ha (prevedibilmente e consuetamente) elogiato le azioni della sua amministrazione, dicendo che in un anno appena ha raggiunto obiettivi mirabili e dato il via a una nuova età dell’oro della storia americana. Nella secondo ha avuto (prevedibilmente anche se meno consuetamente) parole di grande critica per l’opposizione, accusata di essere troppo morbida sull’immigrazione e, anzi, di fare gli interessi degli immigrati invece che dei cittadini americani.

La terza parte del discorso, invece, quella che in teoria avrebbe dovuto essere dedicata alla politica estera è stata piuttosto sbrigativa e Trump si è limitato a fare cenno al fatto che sono in corso trattative con l’Iran e che queste andranno avanti sino a quando l’Iran non rinuncerà a qualsiasi programma nucleare (anche se, tra le richieste americane per togliere le sanzioni c’è anche la fine del programma missilistico).

Perché è importante?

Il Discorso sullo Stato dell’Unione è sempre importante, perché di fatto costituisce quello che, nei fatti, è l’unico momento di incontro tra il Presidente e il Parlamento americano. Quest’anno, per ovvie ragioni lo era più del consueto, perché, per come funzionano le cose nell’amministrazione Trump, sono poche le occasioni in cui poter intelligere, in una sede ufficiale, e non in dichiarazioni a latere alla stampa, le intenzioni dell’amministrazione.

Da questo punto di vista il discorso non ha dato molti indizi circa le intenzioni prossime del Presidente. Anzi. In realtà è poco quello di nuovo che è emerso: il presidente intende continuare la politica di repressione dell’immigrazione clandestina, e quella sui dazi (anche se non è chiaro come). Non ha però parlato di piani efficaci per abbassare il costo della vita (tema che sta molto a cuore agli americani) e di progetti concreti in politica estera (non ha parlato né di Gaza, né di Ucraina, né di piani concreti per evitare una crisi in Iran).

E adesso?

Come molte cose che vedremo succedere nella politica americana da qui ai prossimi mesi, anche il Discorso sullo Stato dell’Unione va letto nell’ottica delle elezioni di medio termine.

Dal voto del prossimo autunno, infatti, dipenderà buona parte dell’applicazione dell’agenda Trump.

I sondaggi, almeno in questa fase, danno il partito del presidente per perdente. E, secondo Washington Post, la situazione potrebbe migliorare solo a seguito di una profonda inversione di rotta, sia sui temi dell’immigrazione (tema su cui le policy trumpiane sono ancora popolari, ma stanno perdendo di consenso, a motivo del fatto che sono ritenute troppo severe) sia soprattutto sui temi dell’economia: l’inflazione, anche se in calo, è considerata ancora troppo alta. E i dazi potrebbero aver peggiorato le cose.

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