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Dazi USA al 15%: Cina e Brasile tra i grandi vincitori del nuovo regime

3 min di lettura

Cosa è successo?

Nelle ultime ore, la strategia commerciale della Casa Bianca è stata ribaltata da una sentenza della Corte Suprema, a cui Trump ha già risposto con un dazio globale.

La Corte Suprema americana ha infatti dichiarato illegittima gran parte dei dazi che Donald Trump aveva imposto utilizzando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA).

Nel giro di poche ore, il Presidente ha annunciato una misura sostitutiva: una tariffa uniforme del 10% su tutte le importazioni, poi alzata al 15%. Il nuovo regime entrerà in vigore immediatamente ma avrà una durata limitata di 150 giorni, salvo ulteriore autorizzazione del Congresso.

Si passa quindi da un sistema di dazi selettivi e spesso punitivi verso specifici Paesi, a un’imposta piatta globale. Formalmente è una soluzione tecnica a un problema giuridico; politicamente è un rilancio della linea protezionista.

Perché è importante?

Questa nuova impostazione produce un effetto controintuitivo: i Paesi più criticati dalla Casa Bianca risultano relativamente i più avvantaggiati.

Secondo l’analisi del Global Trade Alert, il Brasile è il Paese che beneficia della maggiore riduzione del livello medio dei dazi, seguito dalla Cina. Questo perché i precedenti dazi mirati nei loro confronti erano più elevati rispetto al nuovo tetto uniforme del 15%.

A essere più penalizzati sono invece gli alleati storici degli Stati Uniti: il Regno Unito, Unione Europea e Giappone. Le loro esportazioni verso gli USA sono concentrate in settori – acciaio, alluminio, automotive – già colpiti da altre tariffe che restano in vigore. Il risultato è quindi un aggravio complessivo.

L’importanza della decisione va però oltre i numeri. La Corte ha posto un limite giuridico all’uso dei poteri d’emergenza in materia commerciale, ridisegnando l’equilibrio tra esecutivo e potere giudiziario. Allo stesso tempo, la nuova tariffa introduce una forte incertezza normativa: imprese e governi si trovano di fronte a un sistema temporaneo, suscettibile di ulteriori modifiche.

E adesso?

La Casa Bianca ha già annunciato che utilizzerà altri strumenti legali, come la Section 301 del Trade Act del 1974, per avviare nuove indagini su pratiche commerciali considerate scorrette. Sono già in corso procedure che riguardano Brasile e Cina.

Inoltre, ad ora, si stima che i dazi già in vigore abbiano generato oltre 130 miliardi di dollari di entrate per il Tesoro statunitense, ma con un costo significativo per importatori e consumatori americani. Le imprese ora si trovano davanti a un dilemma: rinegoziare i contratti, riorganizzare le catene di fornitura o assorbire l’aumento dei costi.

Sul piano diplomatico, l’amministrazione ha assicurato che gli accordi negoziati con diversi partner restano validi, ma Bruxelles chiede “piena chiarezza” e ribadisce che un accordo deve essere rispettato. Sullo sfondo rimane l’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, che dovrebbe servire a garantire stabilità nei rapporti bilaterali.

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