News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Dalla lettera del gruppo E6 al vertice di marzo: l'ultima chance per il Mercato Unico
Cosa è successo?
Le sei maggiori economie dell'Unione Europea, Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia, hanno scritto una lettera congiunta alla Commissione europea chiedendo la supervisione centralizzata nell’UE delle grandi borse valori e delle principali infrastrutture finanziarie transfrontaliere. La svolta più significativa è quella tedesca: Berlino aveva storicamente bloccato ogni forma di controllo sovranazionale sui mercati finanziari, e il cambio di posizione rappresenta un segnale politico di peso. Il gruppo, ribattezzato "E6", propone di trasferire i poteri di vigilanza all'ESMA, l'autorità europea con sede a Parigi, con l'obiettivo di raggiungere un accordo entro l'estate del 2026. La mossa arriva a valle del rapporto Draghi del 2024, che aveva già indicato l'integrazione dei mercati dei capitali come una delle priorità per la competitività europea.
Perché è importante?
L'Europa storicamente soffre di una frammentazione cronica: ogni Stato membro ha il proprio regolatore, le proprie regole applicative, il proprio mercato. Il risultato è che i capitali europei finiscono per finanziare Wall Street o le startup cinesi invece di restare nel continente. La Capital Markets Union, ovvero l'unione dei mercati dei capitali, è un progetto che si trascina dal 2015 senza mai decollare davvero, bloccato da veti incrociati e interessi nazionali. Il nodo più spinoso sono paesi come Lussemburgo e Irlanda, i cui modelli economici dipendono proprio dalla supervisione domestica dei fondi e delle holding finanziarie. Gilles Roth, Ministro delle finanze lussemburghese, ha già detto no in modo esplicito; Simon Harris, Ministro delle finanze irlandese e Vicepremier, che guiderà la presidenza del Consiglio UE da luglio, ha usato toni più morbidi ma sostanzialmente condivide la stessa posizione. Per passare, la proposta ha bisogno del voto favorevole di almeno quindici Paesi che rappresentino il 65% della popolazione europea.
E adesso?
Il vertice del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo a Bruxelles è il primo banco di prova. La Commissione presenterà una roadmap con obiettivi e scadenze, e la lettera dell'E6 è stata costruita proprio per condizionarne il contenuto. La strategia del gruppo è quella di creare una coalizione forte tra i grandi prima di aprire il negoziato a tutti i 27: trovare un'intesa tra Berlino, Parigi e Roma è più facile che convincere Dublino o Lussemburgo fin dall'inizio. La deadline dell'estate 2026 è ambiziosa e serve, quindi, creare pressione politica.