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Dalla Casa Bianca tre mosse per non regolare l'AI
Cosa è successo
Nell'arco di dieci giorni, l'amministrazione Trump ha messo in campo tre elementi di quella che vuole essere la sua politica sull'AI. Il 20 marzo, la Casa Bianca ha pubblicato un framework legislativo di quattro pagine che chiede al Congresso di costruire un quadro normativo nazionale. Il 25, il presidente ha nominato i primi tredici membri del PCAST, il consiglio presidenziale per la scienza e la tecnologia: Zuckerberg (Meta), Jensen Huang (Nvidia), Larry Ellison (Oracle), Marc Andreessen (a16z) e altri executive del settore (ma non Musk, Altman o Nadella). Il 29, l’Innovation Council Action — un nuovo gruppo no-profit guidato da Taylor Budowich, ex deputy chief of staff della stessa Casa Bianca, con la benedizione dell'ex AI czar David Sacks — ha annunciato un piano di spesa da oltre 100 milioni di dollari per i midterm del 2026, con obiettivo esplicito di sostenere i candidati allineati all'agenda di deregolamentazione AI.
Perché è importante
Letti insieme, i tre passaggi disegnano preciso sistema per tenere l'AI effettivamente non regolamentata sul piano federale, neutralizzando al contempo la capacità degli stati di muoversi per conto proprio.
La sicurezza dei bambini apre il framework, ma il cuore operativo è altrove. Nessuna nuova agenzia federale che regoli l'AI, uno scudo di responsabilità per gli sviluppatori quando terze parti usano i loro modelli in modo illecito, e soprattutto il blocco alle leggi statali che "impongono oneri eccessivi" (quest'ultimo punto è il quarto tentativo di azione federale preventiva in poco più di un anno). La moratoria decennale è stata bocciata al Senato con 99 voti contro 1; il secondo tentativo è morto nell'NDAA. Il terzo, un executive order di dicembre, è rimasto vuoto: il Dipartimento del Commercio ha già superato il proprio termine di 90 giorni per compilare la lista delle leggi statali "onerose", ma senza averla pubblicata. Ogni volta lo strumento si fa più morbido perché il precedente ha fallito, e a questo giro si tratta di quattro pagine di documento.
Il framework in realtà non ha neanche bisogno di diventare legge per fare quello che deve fare. Ogni volta che un'assemblea statale discute una proposta sull'AI, i lobbisti dell'industria possono fare riferimento a questo framework e sostenere che l'intervento federale è imminente e che dunque legiferare proprio ora creerebbe conflitti normativi. Più che un pavimento di protezioni — lo dice bene Maria Garcia su Implicator — è un soffitto, perché anziché stabilire standard minimi li blocca.
Il PCAST rispecchia la stessa logica. Su tredici membri nominati, dodici sono executive o investitori del settore tech e uno è un accademico. Huang si incontra regolarmente con Trump — con buoni risultati — per alleggerire le restrizioni sulle vendite di chip Nvidia alla Cina; Andreessen Horowitz, dal canto suo, ha orientato in modo determinante la politica AI della Casa Bianca e del Congresso repubblicano. Sacks, che ha lasciato il ruolo di AI czar per co-presiedere il consiglio insieme al capo dell'OSTP Michael Kratsios, mantiene la stessa influenza con un cappello diverso. I precedenti PCAST avevano una composizione scientifica ben più ampia. Questo ha… l'industria che consiglia se stessa.
L’Innovation Council Action sarebbe il meccanismo di enforcement. Il gruppo ha elaborato una scorecard per classificare i membri del Congresso in base al loro allineamento con l'agenda AI, e utilizzerà i fondi per sostenere gli alleati e colpire i critici — operazione esplicitamente trumpiana. Sommando le varie iniziative, la spesa AI per i midterm supera già i 300 milioni di dollari: il lato pro-deregolamentazione raccoglie circa 290 milioni, quello favorevole a una regolamentazione più stringente — che include Public First Action, finanziato in parte da Anthropic — circa 83.
Framework, PCAST, PAC — non ci si sentirebbe in difetto a chiamarla autoregolamentazione istituzionalizzata. Per come il piano è stato presentato, sostanzialmente l'industria scrive la posizione regolatoria, si nomina consulente di se stessa e finanzia chi vota di conseguenza. Alè.
E adesso?
La frizione è strutturale. La tradizione americana di lasciare che le industrie nascenti si autoregolino ha una logica: il mercato sperimenta, i rischi emergono, la risposta regolatoria arriva quando è possibile calibrarla. Con l'AI, quella logica regge su content moderation, bias algoritmico, copyright. Scricchiola davanti a quello che i lab stessi stanno cominciando a descrivere pubblicamente — modelli con capabilities tali da sollevare preoccupazioni di sicurezza informatica su scala, con un'accelerazione che nessuno, neanche chi li costruisce, sembra in grado di rallentare a piacimento.
L'architettura costruita in questi dieci giorni risponde implicitamente alla domanda su chi abbia il diritto di gestirsi in piena autonomia nell’era di Trump. E cioè l'industria, con il governo come spettatore.
Può funzionare. È però anche il tipo di risposta che non regge quando le cose vanno storte.