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Cuba al buio, Onu: "Rischio collasso"

3 min di lettura

Cosa è successo?

Cuba è al buio. Il 16 marzo la rete elettrica nazionale è collassata per la terza volta in quattro mesi, dopo blackout sempre più frequenti dall'inizio del 2026. Da tre mesi non arriva petrolio sull'isola, lo ha ammesso lo stesso Presidente Díaz-Canel. Il contesto internazionale aggrava tutto: il blitz militare statunitense in Venezuela, che ha portato all'arresto del presidente Nicolás Maduro, ha privato Cuba del suo principale alleato regionale e fornitore di greggio. Caracas copriva il 35% del fabbisogno energetico cubano, il Messico un ulteriore 20%. Dall'inizio del 2026 sono arrivate sull'isola solo due petroliere, costringendo il Paese a contare esclusivamente sulla produzione interna, circa 40mila barili al giorno, a fronte di un fabbisogno superiore ai 100mila. A ciò si aggiunge la riforma monetaria "Tarea Ordenamiento" del gennaio 2021, che ha svalutato il peso cubano del 2.300%, portando l'inflazione reale al 440% nel solo 2021.

Perché è importante

Il segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato di essere "estremamente preoccupato" e ha evocato il rischio di un "collasso umanitario". I trasporti sono paralizzati, il cibo scarseggia e ha prezzi insostenibili. Il turismo, che è uno dei pilastri dell'economia, è in caduta libera dopo che numerose compagnie aeree hanno ridotto o cancellato i voli verso L'Avana. Il PIL cubano è crollato del 15% dal 2020, con un ulteriore meno 5% nel solo 2025. Il caso cubano dimostra come la dipendenza da un unico alleato commerciale, come nel caso del Venezuela, sia una vulnerabilità strutturale che nessuna narrativa sull'embargo riesce a nascondere. Tra il 2022 e il 2023 oltre un milione di cubani aveva già lasciato l'isola; dal 2020 si stima che abbiano emigrato almeno 2,5 milioni di persone, il che equivale a circa il 20% della popolazione.

E adesso?

Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le proteste: perlopiù cacerolazos – il battito sulle pentole durante i blackout – ma nella città di Morón, un gruppo di persone ha assaltato la sede locale del Partito Comunista. La polizia ha arrestato cinque persone. Il Presidente Díaz-Canel ha condannato gli episodi, ma ha anche ammesso l'apertura di negoziati con Washington. Il Governo ha annunciato la liberazione di 51 prigionieri politici e si parla della possibilità per i cubani emigrati di possedere proprietà e attività commerciali sull'isola. Sono tutti piccoli segnali di apertura che ricalcano la traiettoria seguita dal Venezuela dopo la cattura di Maduro. Nel frattempo il 21 marzo è attesa all'Avana la flotilla umanitaria "Nuestra América", a cui il 17 marzo si è unita una delegazione europea con gli eurodeputati Ilaria Salis e Mimmo Lucano.

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